Canon FT QL: la migliore reflex degli anni ’60?

In breve: Canon FT QL: è davvero la migliore reflex analogica degli anni ’60? In questa recensione completa analizziamo storia, tecnica, prestazioni e confronto diretto con Pentax Spotmatic, Nikon Nikkormat e Minolta SRT-101. Una macchina che nel 1966 ha cambiato per sempre la storia di Canon e che nel 2025 vale ancora la pena usare. Presentata nel marzo del 1966, la Canon FT QL è stata la prima reflex Canon con misurazione TTL (through-the-lens) e specchio a ritorno rapido tradizionale. Una svolta tecnica che aprì la strada al sistema Canon FD e, anni dopo, alla celebre AE-1. In questo video analizziamo nel dettaglio: ✔️ La storia completa di Canon dal 1933 al 1966; ✔️ Il contesto della “guerra delle reflex” giapponesi; ✔️ Otturatore, esposimetro TTL e sistema Quick Load QL; ✔️ Attacco Canon FL e compatibilità con il sistema FD; ✔️ Confronto diretto con Canon FTb; ✔️ Prezzi attuali sul mercato dell’usato; ✔️ Il problema della batteria PX625 e le soluzioni moderne

La prima volta che Canon guardò davvero dentro

Una macchina di confine, nata in un momento cruciale per Canon. Sessant’anni dopo, quella tensione creativa si sente ancora in ogni scatto.

Ci sono macchine fotografiche che entrano nella storia perché sono state vendute a milioni. E poi ci sono macchine che entrano nella storia per ragioni più sottili: perché hanno indicato una direzione, perché hanno risolto un problema che tutti avevano ma che nessuno ancora aveva saputo risolvere con eleganza. La Canon FT QL è una di queste ultime.

Il 1966 è un anno particolare nella fotografia giapponese. Il Giappone ha già dimostrato al mondo, con il successo della Pentax Spotmatic presentata nel 1964, che il throughthe-lens metering non è più un lusso riservato a pochi specialisti — è il futuro. Canon lo sa, e lo sa bene. Risponde con questa macchina, la FT QL, la prima reflex della casa giapponese a integrare la misurazione della luce attraverso l’obiettivo con uno specchio a ritorno rapido normale. Una frase tecnica che nasconde una svolta. E di quella svolta, oggi, voglio raccontarvi tutto.

CAPITOLO 1 — Canon: da un laboratorio di Roppongi alla storia della fotografia mondiale

Per capire la Canon FT QL bisogna capire Canon. E per capire Canon bisogna tornare indietro di oltre novant’anni, a un garage di Roppongi, nel cuore di Tokyo.

Nel novembre del 1933, un giovane meccanico di nome Goro Yoshida fondava, insieme al cognato Saburo Uchida e a un collega di nome Takeo Maeda, il Precision Optical Instruments Laboratory. Lo scopo era ambizioso quanto irritante nella sua semplicità: costruire una fotocamera giapponese capace di competere con la Leica tedesca. Yoshida aveva smontato una Leica Model II con le proprie mani — lo racconta lui stesso in un episodio che è diventato quasi leggendario — e quando aveva guardato dentro si era arrabbiato. Aveva trovato ottone, alluminio, ferro e gomma. Materiali banali. Eppure quella macchina costava una fortuna. Per lui era una questione di orgoglio nazionale, ma anche di logica industriale: se i tedeschi riuscivano a farlo con quei materiali, i giapponesi potevano fare lo stesso, e anche meglio.

Il primo risultato di quella ricerca fu il Kwanon, un prototipo del 1934 che non arrivò mai alla produzione di serie ma che segnò l’inizio di tutto. La prima vera fotocamera commerciale arrivò nel 1936, la Hansa Canon, nata da una collaborazione con la Nippon Kogaku Kogyo — la stessa azienda che sarebbe poi diventata Nikon, il principale rivale di Canon per i decenni successivi. Un’ironia della storia affascinante: la prima fotocamera Canon portava lenti e meccanismi ottici di quello che sarebbe diventato il suo più grande concorrente.

Il 10 agosto del 1937, il laboratorio divenne ufficialmente una società per azioni con il nome di Precision Optical Industry Co., Ltd., e Canon considera quella data come il proprio atto di fondazione ufficiale. La guerra rallentò tutto, la ricostruzione postbellica richiese anni, ma Canon ne uscì trasformata. Il suo nuovo presidente, Takeshi Mitarai — curiosamente un ostetrico di professione, non un ingegnere — lanciò uno slogan che sarebbe rimasto nella memoria aziendale per generazioni: “Raggiungere e superare la Leica.” Non era retorica: era il programma di sviluppo dell’intera azienda.

Negli anni Cinquanta Canon si fece conoscere in occidente attraverso un canale imprevisto: i fotoreporter che coprivano la Guerra di Corea scoprirono che le ottiche giapponesi, Canon e Nikon in testa, erano alla pari con le migliori tedesche. La reputazione di Canon crebbe rapidamente, e con essa le vendite internazionali. Nel 1947 l’azienda aveva già cambiato nome in Canon Camera Company, Inc., usando una traslitterazione dell’originale Kwanon che risultasse pronunciabile per i soldati americani — uno dei tanti dettagli che dimostrano quanto la casa giapponese avesse sempre guardato al mercato globale con intelligenza strategica.

Nel 1959, Canon fece il suo ingresso nel mondo delle reflex con la Canon Flexon, e poi con la Canonflex, avviando così la competizione su un terreno che negli anni Sessanta sarebbe diventato il vero campo di battaglia dell’industria fotografica mondiale. L’avvento della reflex 35mm come strumento per il fotografo esigente — non più solo il professionista, ma l’amatore avanzato, il fotogiornalista, lo studente di fotografia — ridisegnò completamente il mercato. E Canon capì prima di molti altri che per dominare quel mercato serviva un sistema coerente: corpo, ottiche, accessori. Tutto progettato insieme, tutto compatibile, tutto costruito per durare.

CAPITOLO 2 — Il 1966 e la guerra silenziosa delle reflex giapponesi

Per capire perché la Canon FT QL è importante, bisogna capire il contesto in cui nasce. Il 1966 è l’anno in cui la fotografia reflex 35mm giapponese è già pienamente adulta, ma il mercato è in piena ebollizione.

Due anni prima, nel 1964, la Pentax Spotmatic aveva cambiato le regole del gioco. Presentata come prototipo alla Photokina del 1960 e arrivata nei negozi in coincidenza con le Olimpiadi di Tokyo, la Spotmatic aveva portato la misurazione TTL — throughthe-lens, cioè attraverso l’obiettivo — nelle mani di centinaia di migliaia di fotografi. Non fu la prima macchina con il TTL metering in assoluto: tecnicamente la Topcon RE Super, arrivata nei negozi nell’aprile del 1963, l’aveva preceduta di poco. Ma la Topcon era costosa e complicata; la Spotmatic era elegante, affidabile, accessibile. Venderà oltre quattro milioni di esemplari nel corso della sua vita. È uno di quei successi commerciali che ridefiniscono un settore.

Canon non poteva ignorarlo. La casa giapponese aveva già costruito, a partire dal 1964, una propria famiglia di reflex attorno al nuovo sistema FL — un attacco a baionetta brevettato che aveva sostituito il precedente sistema R. Il primo corpo di questa famiglia era stato la Canon FX, presentata nell’aprile del 1964: aveva un esposimetro CdS integrato, ma misurava la luce attraverso una cellula sul davanti del corpo, non attraverso l’obiettivo. Un passo importante, ma non ancora quello decisivo. Contemporaneamente uscì la Canon FP, versione entry-level priva di esposimetro integrato, destinata a chi voleva la qualità costruttiva Canon senza pagare per le funzioni automatiche.

La Canon Pellix, presentata nel 1965, fu il tentativo più audace e visionario del periodo. Invece di uno specchio a ritorno rapido tradizionale, la Pellix usava un diaframma semitrasparente fisso — il pellicle mirror, una tecnologia che avrebbe incantato ingegneri per decenni e che Sony avrebbe riscoperto nel 2010 con le sue Alpha SLT. Il vantaggio era teoricamente enorme: senza il rimbalzo dello specchio, zero vibrazione, possibilità di misurare la luce in modo continuo e con lo stesso percorso ottico dell’esposizione. Ma il prezzo era altrettanto significativo: il mirino era più buio, perché parte della luce veniva deviata permanentemente verso la cellula di misurazione. E i fotografi del 1965 non erano disposti a sacrificare la luminosità del mirino.

La FT QL arriva nel marzo del 1966 per correggere esattamente questo problema. Canon rinuncia all’eleganza teorica della Pellix e torna a uno specchio a ritorno rapido tradizionale, ma integra finalmente la misurazione TTL in modo definitivo. Il risultato è la macchina più completa che Canon abbia mai costruito fino a quel momento — il punto più alto della famiglia FL, il modello che doveva rispondere alla Spotmatic e, in misura minore, alle Topcon RE.

CAPITOLO 3 — Anatomia di una macchina: corpo, meccanica e sistema ottico

La Canon FT QL pesa 740 grammi senza obiettivo — lo conferma la scheda tecnica ufficiale. Con il 50mm f/1.8 in dotazione si arriva attorno al chilogrammo. È una macchina pesante, lo diciamo subito, e questo peso va compreso nel suo contesto: nel 1966, una reflex seria era un’attrezzatura da lavoro, non un oggetto da portare in tasca. Il corpo è interamente in metallo, con rivestimento in ecopelle sulla parte frontale e laterale.

Le dimensioni sono di 146 × 95 × 55 millimetri, ed è disponibile nella classica versione bicolore cromo-nero e in una versione interamente nera, più rara e molto ricercata dai collezionisti.

L’otturatore e le velocità

L’otturatore è a tendina in tessuto, con corsa orizzontale. Le velocità vanno da 1 secondo fino a 1/1000, più la modalità Bulb per le lunghe esposizioni. La sincronizzazione per il flash è a 1/60 di secondo — il limite imposto dalla tendina in tessuto, un dettaglio che tornerà utile quando parleremo di fotografia con il lampo. Non c’è hot shoe: il collegamento per il flash avviene attraverso un connettore PC sul frontale della macchina, una soluzione comune per l’epoca.

L’otturatore funziona in modo completamente meccanico. La batteria, che serve esclusivamente all’esposimetro, non ha alcun ruolo nella meccanica di scatto. Questo significa che anche con la batteria scarica — o addirittura senza batteria — la FT QL continua a scattare. È un punto su cui voglio insistere, perché è esattamente quello che distingue filosoficamente questa generazione di macchine da quelle che sarebbero venute dopo.

Il sistema di misurazione TTL e il mirino

Il cuore della novità della FT QL è il suo esposimetro TTL — through the lens, attraverso l’obiettivo. Il sistema funziona in modo elegante: il prisma condenser del mirino è tagliato a 45 gradi, e su questa superficie il 12% dell’area centrale è trattato con una deposizione a vapore semitrasparente. La luce riflessa da questa piccola area semisilvered viene deviata verso la cellula CdS che misura l’esposizione.

Si tratta dunque di una misurazione di tipo semi-spot, non media ponderata al centro come nella Spotmatic: Canvas misura solo il centro del fotogramma, un’area marcata nel mirino da un rettangolo leggermente scurito. È una scelta progettuale precisa, che dà al fotografo un controllo più diretto sull’esposizione del soggetto principale, a patto di saper usare il sistema correttamente.

La visualizzazione dell’esposizione nel mirino è del tipo match-needle: si vedono due aghi, e il fotografo deve farli coincidere regolando manualmente diaframma e/o velocità dell’otturatore. È un sistema intuitivo una volta imparato, e lascia al fotografo il pieno controllo creativo sull’immagine finale.

Attenzione però: la misurazione avviene a diaframma chiuso, il che significa che per misurare la luce è necessario chiudere il diaframma fino al valore selezionato, utilizzando la stessa leva che serve per il selftimer. Questo annerisce il mirino durante la misurazione — un compromesso rispetto alla comodità della misurazione a diaframma aperto che la FTb, successore della FT, avrebbe introdotto nel 1971 grazie al nuovo sistema FD.

Lo schermo di messa a fuoco non è sostituibile dall’utente, a differenza di alcune reflex professionali dell’epoca. È dotato di un microprismo centrale per facilitare la messa a fuoco. Il pentaprisma è fisso, non intercambiabile — un elemento che colloca la FT QL nel segmento dell’amatore avanzato piuttosto che del professionista puro.

Il sistema Quick Load — QL

La sigla QL nel nome non è un dettaglio: è il segno di un’innovazione di usabilità che Canon aveva introdotto con la Pellix e portato avanti in tutta la famiglia FL. Quick Load significa caricamento rapido della pellicola: dentro lo sportello posteriore è montato un meccanismo a molla in acciaio inox che cattura automaticamente l’inizio della pellicola non appena si chiude il dorso, a patto di averla posizionata fino al segno arancione indicato. Niente da avvolgere manualmente attorno al rocchetto di riavvolgimento: la macchina lo fa da sola.

Non è un dettaglio banale. Chi ha caricato pellicola su reflex degli anni ’60 sa che la procedura standard — trovare il foro giusto sul rocchetto, infilare la linguetta, fare qualche avanzamento a vuoto per assicurarsi che la pellicola agganci — poteva essere un piccolo incubo, soprattutto con guanti o in condizioni di luce scarsa. Il sistema QL elimina questo problema in modo elegante.

C’è un vantaggio aggiuntivo che è rimasto poco citato: il QL assicura che ogni volta si inserisca lo stesso foro del passo sulla dentatura di trascinamento, rendendo l’operazione ripetibile. Questo consente di togliere un rullino parzialmente impressionato, conservarlo con la linguetta fuori, e reinserirlo più tardi avanzando velocemente con il copriobiettivo chiuso fino ai fotogrammi già scattati. Una caratteristica che il fotografo moderno dà per scontata ma che nel 1966 era tutt’altro che ovvia.

Il sistema ottico: l’attacco FL

La FT QL monta obiettivi con il sistema Canon FL, un attacco a baionetta breech-lock introdotto nel 1964. Il termine breech-lock indica un meccanismo in cui il blocco dell’obiettivo avviene ruotando un anello sul barilotto dell’ottica stessa, non il corpo macchina. Il vantaggio è che il montaggio non richiede la pressione che altri sistemi a baionetta impongono, riducendo il rischio di usura sul lungo periodo.

Il sistema FL rimase in produzione dal 1964 al 1971, quando fu sostituito dal sistema FD. Ma qui c’è una caratteristica importante da sapere: la FT QL è compatibile anche con le ottiche FD, montandole in modalità stop-down — cioè la stessa modalità con cui funzionano le ottiche FL native. Non otterrete la comodità della misurazione a diaframma aperto, ma potrete usare l’intero parco ottiche FD su questo corpo. Il contrario non vale: le ottiche R, il sistema precedente all’FL, non sono compatibili nonostante la baionetta simile, per via di meccanismi di diaframma differenti.

Gli obiettivi standard proposti con la FT QL al momento del lancio erano tre: il FL 50mm f/1.8, il FL 50mm f/1.4 e il FL 58mm f/1.2 — un trittico che copriva le esigenze di luminosità dal normale all’eccezionale. L’opzione body-only, senza obiettivo, fu introdotta solo successivamente.

Il sistema FL include ottiche di grande qualità e in alcuni casi di grande originalità. Il FL 19mm f/3.5 è un grandangolo estremo con un design retrofocus che richiede il blocco dello specchio per essere utilizzato — la lente posteriore penetra così in profondità nel corpo macchina da interferire altrimenti con lo specchio reflex. Il FL 300mm f/5.6 SSC fu una delle prime ottiche teleobiettivo al mondo a incorporare un elemento in fluorite per combattere l’aberrazione cromatica. Non sono ottiche di interesse secondario: sono pietre miliari dell’ottica fotografica.

Controlli, ergonomia e dettagli costruttivi

Sul frontale della macchina, a sinistra del barilotto, c’è una leva multifunzione che è uno dei dettagli di design più eleganti della FT QL. Spingendola verso l’obiettivo, funziona da preview del profondità di campo, chiudendo il diaframma al valore selezionato — e questa è anche la posizione che attiva l’esposimetro. Spingendola nella direzione opposta, diventa il self-timer, con un ritardo di 8-10 secondi. La stessa leva, se lasciata in posizione di preview, può essere bloccata tramite uno switch al suo piede, consentendo la misurazione continuata a diaframma chiuso.

Sul lato destro del barilotto c’è invece il blocco dello specchio — mirror lockup, un controllo che consente di sollevare lo specchio prima di scattare per eliminare le vibrazioni da rimbalzo. Su una macchina del 1966 questo è un controllo da studio, da macro, da uso su treppiede con soggetti statici. Ma la sua presenza parla del livello a cui Canon posizionava questo corpo: non era un giocattolo.

Sul dorso non c’è quasi nulla — nelle versioni più antiche il numero di serie era sul retro, poi spostato sul piano superiore. Il piano superiore porta il selettore di velocità dell’otturatore integrato con il selettore della sensibilità della pellicola, che va da ISO 25 a ISO 1600. Il pulsante di scatto ha la filettatura per il cavoscatto, e può essere bloccato con un apposito selettore.

La batteria è una PX625, originalmente a mercurio. Il mercurio è oggi vietato, il che crea un piccolo problema di compatibilità con cui i possessori di FT QL devono fare i conti. La soluzione più comune è l’uso di batterie alcaline di forma equivalente, eventualmente con un adattatore che regola la tensione da 1.5V a 1.35V per garantire la precisione dell’esposimetro. In alternativa, ci sono celle allo zinco-aria specifiche per questa applicazione, vendute principalmente come batterie per apparecchi acustici.

CAPITOLO 4 — Per chi era costruita la Canon FT QL

Questa è una domanda che non si fa abbastanza spesso riguardo alle fotocamere storiche, eppure è una delle più interessanti: chi comprava la Canon FT QL nel 1966? A chi si rivolgeva?

Il prezzo di lancio in Giappone era di ¥54.800 in kit con il 50mm f/1.4, e saliva a ¥66.800 con il 58mm f/1.2. Al cambio dell’epoca, circa 151 dollari americani per la configurazione standard — una cifra che, rivalutata all’inflazione, corrisponde a qualcosa come 1.200-1.500 dollari di oggi. Nei mercati di esportazione i prezzi erano analoghi: il kit con il 50mm f/1.8 si aggirava attorno ai 269 dollari americani.

Non è il prezzo di una macchina per tutti. È il prezzo di una reflex da fotografo serio: l’amatore appassionato che vuole imparare sul serio, il fotogiornalista freelance, il fotografo di reportage che cerca un corpo affidabile senza spendere quanto un’auto. Canon posizionava la FT QL come la macchina più avanzata della sua famiglia FL — non un prodotto professionale puro come sarebbe stata la F-1 nel 1971, ma il punto più alto dell’offerta per l’amatore esigente.

Il pubblico target era quello stesso pubblico che la Pentax Spotmatic stava conquistando in quegli anni — e Canon lo sapeva. Lo sa anche la documentazione d’epoca: nelle comunicazioni interne e nei materiali di marketing, la FT QL viene esplicitamente descritta come la risposta alla Spotmatic e alle Topcon RE. È una macchina nata per competere, non per aprire un mercato nuovo.

In questo, la FT QL è profondamente diversa dall’AE-1, che avete visto nel video precedente. L’AE-1 del 1976 era pensata per democratizzare la fotografia reflex, per raggiungere persone che non avevano mai tenuto in mano una reflex. La FT QL del 1966 era pensata per conquistare fotografi che già sapevano cosa stessero cercando, che conoscevano le differenze tecniche tra i sistemi e che valutavano l’acquisto in modo informato. È una macchina che presuppone un interlocutore competente.

CAPITOLO 5 — La Canon FTb: evoluzione, non rivoluzione

Nel marzo del 1971, cinque anni dopo la FT QL, Canon presenta la Canon FTb QL. Viene lanciata lo stesso giorno della Canon F-1, la prima reflex professionale vera e propria della casa giapponese. La FTb è la sorella minore: stessa costruzione, stessa filosofia, stesso peso di 750 grammi, ma con due differenze che cambiano tutto.

La prima è l’attacco ottico. La FTb abbandona il sistema FL e adotta il nuovo sistema FD, che Canon aveva sviluppato proprio in quegli anni. Il cambio non è solo meccanico: il sistema FD introduce la misurazione a diaframma completamente aperto. Con la FT QL, ricordate, misurare l’esposizione significa chiudere il diaframma, scurendo il mirino. Con la FTb e le ottiche FD, il mirino rimane sempre alla massima luminosità durante la messa a fuoco e la misurazione, e il diaframma si chiude solo al momento dello scatto. È una comodità enorme, quotidiana, che fa la differenza sul campo.

La seconda differenza significativa è il flash. La FTb ha la slitta porta-flash (hot shoe) sul pentaprisma — assente sulla FT QL, che si limita al connettore PC. Nel 1971 il flash elettronico stava diventando accessibile, e avere la slitta integrata era una comodità reale.

Per il resto, le due macchine sono sorprendentemente simili. Stesso schermo con microprismo non sostituibile, stesso sistema QL di caricamento rapido, stessa percentuale di misurazione al 12% dell’area centrale con match-needle, stesso otturatore in seta gommata (la F-1 aveva il titanio, ma era la top di gamma). Stesso peso. Stessa sensazione in mano, granitica e autorevole.

Nel 1973 Canon introduce la FTb-n, versione aggiornata della FTb: la punta dell’avanzafilm diventa di plastica, il selftimer/lever di stop-down cambia forma, e soprattutto compare la velocità dell’otturatore nel mirino — un piccolo display nell’angolo in basso a sinistra che mostra la velocità impostata. È un aggiornamento minore ma benvenuto, che divide i collezionisti: chi preferisce la FTb originale per la fluidità meccanica percepita, chi preferisce la n per l’informazione aggiuntiva. Entrambe sono macchine splendide.

La domanda che in molti si pongono: FT QL o FTb? La risposta onesta è: dipende da cosa cercate. Se volete la parte di storia di Canon, il sistema FL con le sue ottiche originali e la sua aura di macchina che aprì la strada al TTL metering in casa Canon, la FT QL è la scelta romantica e giusta. Se volete una macchina da usare sul campo con la massima comodità, le ottiche FD — più numerose, più facili da trovare, con la misurazione a diaframma aperto — e la slitta per il flash, la FTb è la scelta pratica. Le due macchine non si escludono: si completano.

CAPITOLO 6 — La concorrenza: Spotmatic, Nikkormat, Minolta SRT-101

Nel 1966, la Canon FT QL non era sola sul mercato. Vediamo chi aveva di fronte.

La già citata Pentax Spotmatic era il concorrente principale. Uscita nel 1964, era arrivata con due anni di vantaggio e con un successo commerciale che Canon doveva necessariamente prendere sul serio. La Spotmatic usava l’attacco M42 a vite, universale e già diffusissimo. Aveva un peso di circa 600-620 grammi senza obiettivo, leggermente più leggera della FT QL. Il suo metering TTL era a misurazione media, non semi-spot come sulla FT QL — una scelta meno precisa ma più permissiva per chi ancora stava imparando. Avrebbe venduto oltre quattro milioni di esemplari nell’arco della sua vita produttiva. Era la rivale da battere.

La Nikon Nikkormat FTN del 1967 era un’altra protagonista dello stesso segmento. Nikon aveva un sistema ottico già enormemente rispettato, e la Nikkormat era la sua offerta per l’amatore esigente — la sorella minore della Nikon F. Costruita come una fortezza, con un’ergonomia un po’ particolare (il selettore di velocità era attorno al barilotto, non sul piano superiore), offriva la misurazione TTL e si rivolgeva a chi era già nell’ecosistema Nikon o voleva entrarci senza pagare il prezzo della F professionale.

La Minolta SRT-101, lanciata nel 1966 — esattamente lo stesso anno della FT QL — introduceva il sistema CLC, Contrast Light Compensator: due cellule CdS che misuravano separatamente la parte alta e la parte bassa del fotogramma, compensando automaticamente situazioni di forte contrasto. Era un sistema più sofisticato della misurazione media semplice e anticipava concettualmente la misurazione multi-zona che sarebbe diventata standard decenni dopo. Pesa circa 650 grammi e usava il sistema MC Rokkor.

Tutte queste macchine usavano la misurazione stop-down: chiudevi il diaframma per misurare, il che scuriva il mirino. Era il limite tecnologico dell’epoca, condiviso da tutti. La vera svolta — la misurazione a diaframma aperto — arrivò con Canon FTb nel 1971, che su questo punto superò la concorrenza di qualche anno.

In questo confronto, la Canon FT QL si posiziona bene: tecnicamente aggiornata, costruita con la stessa cura dei concorrenti, con un sistema ottico proprio di qualità eccellente e con l’innovazione del Quick Load che nessun competitor offriva. Non è la più leggera, non è la più economica, ma è una macchina completa e coerente, costruita senza compromessi.

CAPITOLO 7 — Usarla oggi: sensazioni, limiti e soluzioni

Parliamo di come è usare la FT QL oggi, nel 2025, con un rullino caricato e la voglia di fotografare.

La prima cosa che colpisce, tenendola in mano, è il peso. Non è una macchina da passeggio. Ha quella solidità densa e rassicurante che solo il metallo pieno può dare — la stessa sensazione che ritrovo nelle macchine che preferisco, quelle meccaniche pure. Tutto risponde in modo deciso: la leva di avanzamento, il selettore delle velocità, il pulsante di scatto. Non c’è niente di vago o di plasticoso in questo corpo.

La messa a fuoco tramite microprismo centrale funziona, ma richiede abitudine. Chi è abituato agli schermi con split image a prisma doppio — la classica immagine divisa in due — troverà il microprismo meno immediato: bisogna cercare il momento in cui i bordi del soggetto diventano nitidi e il granulato luminoso scompare. È un sistema che premia la pazienza.

Il processo di misurazione è quello che differenzia di più questa macchina da una moderna. Prima metti a fuoco a diaframma aperto, poi premi la leva verso l’obiettivo per chiudere il diaframma e attivare l’esposimetro — il mirino si scurisce — poi allinei i due aghi nel mirino regolando velocità o diaframma, poi scatti. Quattro passaggi dove oggi ne basterebbe uno. È un rituale, e come tutti i rituali, o lo ami o lo trovi insopportabile. Io lo amo.

La batteria è il punto su cui dovete fare la massima attenzione. La PX625 a mercurio originale erogava 1.35V. Le moderne batterie alcaline PX625A erogano 1.5V, e questa differenza di tensione porta l’esposimetro a sovrastimare l’esposizione, con il rischio di sottoesporre le vostre foto. Le soluzioni sono tre: usare un adattatore MR-9 che regola la tensione, usare celle zinco-aria da 1.35V pensate per apparecchi acustici, oppure imparare a lavorare con la regola del Sunny 16 ignorando l’esposimetro — una competenza che, per chi fotografa su pellicola, è comunque fondamentale avere.

Lo scatto è soddisfacente. L’otturatore in tessuto ha una sonorità secca e discreta, molto diversa dal clic più morbido della plastica moderna. Sentirete anche il rimbalzo dello specchio — non violento, ma presente. Per le foto statiche su treppiede, il blocco specchio è lì apposta.

Sul mercato dell’usato, una FT QL in buone condizioni si trova oggi tra i 50 e i 150 euro, con le versioni nere e gli esemplari in condizioni eccellenti che possono arrivare qualche decina in più. Le ottiche FL — spesso trascurate rispetto alle FD — sono generalmente economiche e di ottima qualità. Se volete un sistema Canon anni ’60 completo senza spendere molto, questa è probabilmente la combinazione migliore sul mercato.

CAPITOLO 8 — La voce di chi l’ha usata

Cosa dicono di lei coloro che l’hanno usata? Ho letto molte recensioni, molti diari fotografici, molte conversazioni nei forum specializzati. Ne è emerso un ritratto abbastanza coerente.

Il tema ricorrente è la solidità costruttiva. Chi ha avuto una FT QL in mano descrive quasi sempre la stessa sensazione: una macchina che sembra costruita per durare un secolo. I commenti sui forum di appassionati citano spesso esemplari trovati nei cassetti di nonni e bisnonni, fermi da decenni, che dopo una pulizia delle tendine e una lubrificazione dei meccanismi riprendono a funzionare come nuovi. È la gloria delle macchine meccaniche pure.

Il secondo tema ricorrente è il processo di misurazione stop-down. C’è chi lo descrive come un inconveniente, qualcosa da tollerare. Ma molti fotografatori — specialmente quelli che vengono da una pratica più riflessiva, da quelli abituati alle macchine a telemetro o alle medio-formato — lo descrivono come un elemento positivo: costringe a “rallentare, a prendere tempo, a capire cosa si sta fotografando”. È la stessa filosofia che anima la fotografia su pellicola in generale.

C’è poi il problema della batteria, citato praticamente in tutte le recensioni. Chi non adotta una soluzione consapevole tende a scoprire, a posteriori, che le prime foto erano sottoesposte. È un tema gestibile, ma richiede di essere informati.

Il problema più comune segnalato sugli esemplari usati è la capping dello otturatore alle velocità alte: a 1/500 o 1/1000, la tendina può non aprirsi completamente, lasciando una striscia nera sul fotogramma. È un problema di invecchiamento della gomma o di lubrificazione seccata, e si risolve con un intervento di revisione da parte di un tecnico competente — non è una catastrofe, ma è qualcosa da verificare prima di caricare rullini preziosi.

Chi viene dalla FTb alla FT QL nota immediatamente la differenza del processo di misurazione — più laborioso sulla FT. Chi viene invece da macchine ancora più antiche, senza esposimetro integrato, la descrive come una macchina meravigliosa: finalmente un esposimetro integrato che funziona senza dover portare uno strumento separato.

CAPITOLO 9 — L’eredità: cosa ha reso possibile la Canon FT QL

La Canon FT QL non è la macchina più famosa di Canon. Non è la AE-1, non è la F-1, non è la New F-1. Non ha avuto la campagna pubblicitaria con un campione del tennis, non è entrata nell’immaginario collettivo come simbolo di un’epoca. Eppure senza di lei, niente di quello che venne dopo sarebbe stato possibile.

È la FT QL che dimostrò a Canon — e al mercato — che il TTL metering con specchio a ritorno rapido normale era la strada giusta. Non la Pellix, per quanto brillante nell’intuizione. Non la FX, che misurava la luce dall’esterno. La FT QL fu il punto di arrivo di una serie di esperimenti, e fu anche il punto di partenza per tutto il sistema F.

È la FT QL che portò al sistema FL la sua maturità, e che aprì la strada al sistema FD — più completo, più moderno — che avrebbe accompagnato Canon per vent’anni, fino al passaggio all’EOS nel 1987. Ogni grande ottica FD che oggi i fotografi cercano sui mercati dell’usato, ogni FTb e ogni F-1 amata dai collezionisti, porta in sé il DNA della FT QL.

E poi c’è il Quick Load. Quella soluzione semplice ed elegante per il caricamento della pellicola — rimasta esclusiva Canon per anni, mai davvero copiata da altri costruttori nella stessa forma — era qui, nel 1966, già definitiva. È difficile spiegare quanto questa cosa sia sorprendente: non tutto ciò che sembrava buono nel 1966 invecchiò bene. Il QL invecchiò benissimo.

Conclusione

Lo so, avete sentito che preferisco le macchine meccaniche pure, quelle che vivono senza batteria. La Canon FT QL non è questo: dipende da una batteria per l’esposimetro, e senza la soluzione giusta quell’esposimetro vi darà problemi. Ma la FT QL non è nemmeno una macchina elettronica nel senso moderno: il suo cuore batte meccanicamente, con tendine e ingranaggi che potrebbero continuare a funzionare per altri sessant’anni se trattati bene.

È una macchina di confine, nel senso migliore. Sta tra due epoche: quella della fotografia completamente manuale e quella dell’automazione progressiva. È abbastanza intelligente da aiutarvi con la misurazione della luce, abbastanza onesta da lasciarvi ogni altra decisione. È Canon nel momento in cui stava capendo cosa avrebbe voluto essere — e quella tensione creativa si sente, si sente in ogni scatto che questa macchina produce.

Se trovate una Canon FT QL in buone condizioni, a prezzo ragionevole, con le tendine in ordine e l’esposimetro funzionante con la batteria giusta: compratela. Caricatela con un bel rullino di Kodak Ektar o di Ilford FP4. Rallentate. Fatevi ogni fotogramma.

Alla prossima, e buona luce a tutti.

Kiwi punters scoping licensed New Zealand casino brands with real welcome bonus value and proper loyalty programs continually point to spin bit casino as an official casino stacking NZD match credits, weekly promo reloads and POLi deposits plus same-day bank transfer cashouts clearing within the banking session. Monthly cashback drops and free spin bundles drive the VIP program across the casino catalogue of Hacksaw Gaming slots and Evolution live dealer studios.