Portfolio

Sai cosa sono le letture di portfolio?

Sono il primo passo per la tua crescita fotografica. Esattamente. Non ascoltare le critiche porta all’insuccesso, se vuoi iniziare a fare sul serio guarda il video e inizia a confrontarti con gli altri. Prima inizierai a capire l’importanza delle letture di portfolio e prima potrai guardare la fotografia con occhi diversi.

Non è retorica. E’ semplicemente un consiglio per farti conoscere un mondo di possibilità che altrimenti resterebbero intrappolate dentro una visione chiusa di un fotografo permaloso. Inizia ad ampliare i tuoi orizzonti, fatti guidare da esperti pronti a darti tutto l’aiuto che ti serve per far decollare il tuo progetto fotografico

Mani: micro-storie quotidiane – Storytelling con finale a sorpresa
Cosa rende davvero potente un progetto fotografico? La tecnica? L’estetica? Oppure il percorso umano che c’è dietro ogni immagine? In questo video ti porto dentro un progetto fotografico completo, dall’idea iniziale alla serie finita, raccontando come nasce uno storytelling per immagini e come si costruisce una narrazione visiva coerente. Il progetto si intitola “Mani: micro-storie quotidiane” e racconta l’essere umano attraverso un solo elemento: le mani, che raccontano storie anche senza mostrare volti. Durante il video analizzo ogni fotografia della serie, spiegando: • il concetto dietro al progetto • le regole visive che lo tengono insieme • il significato narrativo di ogni immagine • come una serie fotografica può avere un inizio, uno sviluppo e una chiusura Questo non è un tutorial tecnico. È un video sul pensiero fotografico, sul perché fare fotografia oggi e su cosa significa davvero raccontare storie con le immagini. Il video contiene un finale a sorpresa, che cambia completamente il modo di guardare l’intero progetto, proprio per questo ho scelto di non pubblicare le immagini ma di spiegarti tutto con un video. Ti consiglio di arrivare fino alla fine.    

Le olive di Antonia

Queste immagini parlano della Calabria e del suo bene più prezioso, l’olio. Quando per caso andai a Zungri per visitare l’Insediamento Rupestre e il Museo della Civiltà Rupestre e Contadina, casualmente, mi ho incontrato Antonia, che utilizzando un crivo, setacciava le olive a mano, come si faceva una volta. Mi sono girato intorno e ho visto campi di ulivo a perdita d’occhio. Ad un tratto ho pensato a quanto sia importante la produzione di olio per questa terra. Ho voluto realizzare un piccolissimo lavoro su questo tema e così Ho fotografato Antonia mentre si reca col proprio crivo a raccogliere le olive, gli alberi carichi e le reti sul terreno e, infine, il setaccio. Vedere oggi una scena come questa è cosa rara, ormai le macchine che fatto tutto al posto nostro. Antonia continua a fare tutto manualmente, come facevano i contadini di una volta, e vederla all’opera è davvero uno spettacolo.

Città senza Stato

Il portfolio parla di Gioia Tauro e dei problemi che da sempre si porta dietro (disoccupazione, criminalità organizzata, inquinamento, etc.).

Il paradosso però sta nel fatto che questo piccolo ma strategico centro urbano è stato amministrato negli anni da tanti Commissari Prefettizi che però non solo non hanno risolto mai nulla anzi, tutti i problemi della comunità sono diventati ancora più grandi, spesso come diretta conseguenza di alcune precipitose autorizzazioni rilasciate “nell’interesse nazionale” che però hanno cambiato radicalmente (e in peggio) il volto di questa terra.

Gioia Tauro in questo progetto rappresenta tutti i piccoli paesini del meridione che, solo perché tali non hanno la forza per imporsi alle decisioni prese nei “Palazzi del Potere” si ritrovano con un “giardino” pieno di morti per cancro.

L’assenza dello Stato in questo territorio – amministrato più dai Prefetti che dai sindaci – è un assurdo paradosso che però ti fa prendere coscienza del trattamento che ti è stato riservato da chi avrebbe dovuto proteggerti e, così, perdi la fiducia nelle Istituzioni (e la ‘ndrangheta ci sguazza e ringrazia).

I bambini di Nocera, una tradizione che si tramanda

Questo portfolio si sviluppa principalmente intorno ai bambini di Nocera Terinese che, con una disarmante naturalezza, durante i giorni della Settimana Santa, assistono ad un rito, crudo e primitivo, unico in Calabria, in cui i “vattienti” utilizzando un dardo (un pezzo di sughero dotato di 13 lanze di vetro) si percuotono a sangue in atto di fede per purificarsi dai peccati o per un voto ai defunti o ai malati (o altro).

I vattienti girano le vie del paese portandosi dietro l’ecce homo, di solito il figlio, che gli subentrerà “a fine carriera” (e un amico pronto a versare di tanto in tanto del vino sulle ferite per disinfettarle). Già in questo legame padre-figlio si sente viva più che mai la tradizione che si tramanda ma c’è qualcosa di più, infatti, flagellandosi davanti alle case dei propri cari il vattiente si “sacrifica” anche per loro e si crea così una forte condivisione e fratellanza coi familiari e amici che gli sono grati per il suo doloroso gesto.

Alcune immagini – ed era inevitabile – testimoniano la violenza del rito che però allo stesso tempo è anche la forza e la persuasione del più alto concetto di tradizione identitaria di un paese.
Un passato che non passa di moda e così, ogni anno – e di generazione in generazione – devoti vattienti invadono le strade di Nocera Terinese, “svezzando” al sangue gli occhi innocenti dei bambini.

Ho rappresentato un rito della Settimana Santa anche perché quest’anno, a causa del coronavirus, a molti italiani è mancata la Pasqua.

Ferdinando Scianna

Fotografare è una maniera di vivere. Ma importante è la vita, non la fotografia. Importante è raccontare. Se si parte dalla fotografia non si arriva in nessun altro posto che alla fotografia.

Ted Grant

Quando si fotografano persone a colori, si fotografano i loro vestiti. Ma quando si fotografano persone in bianco e nero, si fotografano le loro anime!

Edouard Boubat

Gli occhi sono aperti ma non vedono sempre. D’altronde non si vede solamente con gli occhi. Quando io scatto una foto, tutti i sensi si assomigliano. Più tardi è l’invisibile che resta.