Vi racconto una mia foto…

Vi racconto una mia foto

Con questo titolo voglio introdurre una nuova sezione del blog in cui scelgo una foto e vi racconto un po’ la sua storia, dallo scatto alla post-produzione.

Come prima fotografia ho pensato scelto questa, che ho chiamato semplicemente “Sulle scale

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L’ho scattata lo scorso autunno durante una mia uscita fotografica a San Giorgio Morgeto insieme agli amici fotoamatorigioiesi.

Ricordo che stavo provando un nuovo obiettivo (il Tamron 15-30mm f/2.8 VC USD) e volevo scattare tutta la giornata con quella lente.

Il paese si trova all’interno della Piana di Gioia Tauro e si caratterizza per le tante salite ripide che dalla piazza principale portano fino alla cima di una altura rocciosa in cui si può ammirare quel che resta di un imponente Castello in pietra del IX-X secolo.

Dopo qualche ora passata girando in mezzo alle viuzze di San Giorgio Morgeto, tanto una vale l’altra, tutte portano al Castello, mi accorgo di essermi dimenticato alcune cose in macchina, sono uscito con lo zaino sbagliato, non trovo nè il piccolo treppiede che porto sempre con me nè il telecomando per lo scatto remoto o la batteria supplementare.

Avevo pensato solo a prendere la macchina fotografica con il nuovo grandangolo da testare convinto che tutto il resto fosse già “distribuito” tra le tasche interne ed esterne dello zaino ma a metà cammino mi sono accorto che mi sbagliavo alla grande.

In macchina avevo un altro zaino, pieno di accessori. Spesso quando esco insieme agli amici fotoamatori porto con me più di quanto mi serve per permettere ai giovani fotografi di provare macchine, obiettivi e attrezzatura varia per aiutarli nella scelta dei loro futuri acquisti.

Anche se mi trovavo a metà strada dovevo tornare indietro. Non potevo rischiare di arrivare fino in cima senza treppiede o con la batteria della macchina fotografica completamente scarica.

Fortunatamente in macchina avevo tutto quello che mi serviva e, dopo aver preso un buon caffè al bar della piazza principale e una bottiglietta d’acqua fresca, mi sono rimesso in marcia verso il Castello.

Rimasto solo (gli altri erano già avanti) decido di prendermela con calma e di salire in cima “col mio tempo“. La fretta a volte ci fa perdere di vista parecchie situazioni interessanti quindi senza correre ripresi la marcia cercando di fare strade diverse rispetto a quelle in cui ero già passato.

Man mano che salivo le stradine di San Giorgio mi fermavo a chiacchierare con la gente del luogo. Simpatiche vecchiette mi hanno permesso di scattare qualche foto (a patto di ascoltare qualche loro storia); un signore si è messo a suonare la zampogna raccontandomi un po’ delle tradizioni tipiche sangiorgesi; altri poi mi hanno fatto addirittura assaggiare dei prodotti fatti in casa (roba da leccarsi le dita).

Tra una cosa e l’altra, avevo scattato pochissime foto ma, anche se mi ero messo in testa di testare l’obiettivo, la cosa non mi interessava più di tanto, avrei fatto le mie foto paesaggistiche una volta raggiunto il castello (sperando di arrivarci prima del tramonto), o qualche altra volta. Mi sono goduto un buon momento di “vita di paese” che mi ha riportato indietro nel tempo sorprendendomi con la semplicità delle piccole cose e la genuinità delle persone.

Sulle scale che si vedono nell’immagine c’era una mia amica fotoamatrice e stavo per chiamarla per farle una foto (e il resto della strada insieme) quando sento da dietro le mie spalle il rumore di qualcosa che si avvicina. Mi volto ma il bambino che si vede in basso già mi aveva raggiunto e superato e di corsa stava per salire le scale.

Volevo fotografarli insieme (la fotoamatrice e il bambino) ma mantenendoli in livelli differenti, senza farli sovrapporre nell’inquadratura sfruttando un pò delle linee (convergenti, parallele, orizzontali, verticali, reali o immaginarie) presenti nella scena. In un attimo ho valutato quale fosse la migliore posizione e, impostando rapidamente la macchina fotografica, ho scattato, sperando di esser riuscito a collocare i soggetti nel posto giusto.

salire-le-scale_30052698992_oFortunatamente sono riuscito a cogliere il momento, proprio quando tutti gli elementi della scena si trovavano in perfetto equilibrio fra loro.

Ho fatto vedere la foto ad alcuni amici pregandoli di farmi conoscere la loro opinione sullo scatto e se vi fosse qualcosa che maggiormente attraeva la loro attenzione.

Molti di questi (che magari non masticano tanto di fotografia) mi hanno risposto di non sapere descrivere il motivo che gli fa piacere questa foto ma che la trovano interessante.

A questo punto chiesi la stessa cosa ad altri amici con cui di solito esco per fotografare, gente che mastica di fotografia e ha un cd. occhio allenato.

Anche in questo caso mi ha fatto molto piacere ricevere apprezzamenti per lo scatto ma la cosa che mi ha colpito è che ognuno riusciva a rispondere alla mia domanda con una motivazione diversa dagli altri.

Ho preso la fotografia e iniziai a disegnarci su delle linee… (e qui in foto ne ho messe solo qualcuna)

Ecco cosa ne è venuto fuori

Il gioco di luce e ombre della foto unito alle linee reali o immaginarie rendono lo scatto interessante.

Le linee convergenti e parallele, orizzontali, verticali, trasversali/oblique, delimitano ogni parte della foto e trasportano l’occhio direttamente verso i punti focali della regola dei terzi dove (in parti opposte) troviamo apparentemente immobili i due soggetti (in primo e secondo piano) anche se in realtà il piede alzato ci indica che entrambi sono in movimento.

Dati di scatto:

Macchina Fotografica  Nikon D750
Obiettivo Tamron 15.0-30.0 mm f/2.8
Diaframma ƒ/8.0
Focale 30.0 mm
Tempi 1/200
ISO 160

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Sono un avvocato ma anche appassionato di fotografia. Ho creato questo blog per condividere questa mia passione e spero, col tempo, di riuscire a pubblicare qualcosa di piacevole e originale.
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