Soveria Mannelli

Soveria Mannelli

Un comune situato proprio nel cuore della Sila piccola, immerso nel verde durante l’estate, nel bianco della neve durante l’inverno e dai colori malinconici e fantastici (almeno fotograficamente parlando) durante i mesi autunnali. L’estate invece è il periodo ideale per passarci un paio di giorni, magari una settimana, il clima mai troppo caldo né troppo freddo renderà il soggiorno piacevole e rilassante. In pratica, un paese per tutte le stagioni. 

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Piccolo sì ma ben strutturato e con tante giovani menti volenterose che ne pensano ogni giorno una nuova per migliorarlo sempre di più. Un amore verso la propria terra apprezzabile sotto ogni punto di vista. Sentimento non tanto comune oggigiorno, visto che i “nuovi giovani” hanno ripreso, volutamente o forzatamente, “vecchie abitudini” come quella dell’emigrazione.

Camminando lungo le viuzze di Soveria Mannelli non ho potuto che ammirare la cura di alcune case, che sembrano “decorate” dalla stessa mano anche se molto diverse tra loro, e la simpatia e genuinità dei suoi abitanti.

La frazione di San Tommaso è quella che mi è piaciuta di più. Sembra un luogo in cui il tempo si è fermato da anni e, tra una casa e l’altra, si possono incontrare simboli d’una Italia che ormai non esiste più ma, dico la verità, la cosa mi ha fatto molto piacere.

Vedere delle icone religiose sui muri delle case, le vecchie insegne telefoniche, le fontanelle o, ancora, la bacheca degli annunci, sono cose che ho molto gradito perché mi hanno riportato alla luce ricordi legati alla mia infanzia, un tempo relativamente recente ma che, a furia dell’avanzamento tecnologico, sembra distante anni luce.

Come dicevo, mi ha fatto piacere poi incontrare tante persone cordiali e gentili che senza esitare un attimo mi hanno invitato a fare due chiacchierare raccontandomi un po’ della loro vita e della storia del paese. Inizialmente, forse per via delle fotocamere, mi avevano scambiato per un turista americano e, neanche a farlo apposta (e chi lo avrebbe mai detto) in perfetto dialetto calabrese abbiamo parlato anche di America, visto che qualcuno di loro nel nuovo continente c’era stato e ci ha vissuto per parecchio tempo.

Altra cosa che mi ha piacevolmente stupito è stata la cura per i particolari e la conoscenza del territorio (soprattutto per quel che concerne opere e tradizioni). Nelle vie di Soveria Mannelli, ma anche delle sue frazioni, ogni cosa ha una storia a sé e tutti la conoscono alla perfezione. Non mi sarebbe sembrato affatto strano se qualcuno in piazza mi avesse parlato in maniera precisa e specifica de “La Memoria del futuro”, l’installazione dell’artista Fabrizio Plessi che si trova in Piazza Bonini, o dell’Obelisco celebrativo dell’impresa dei Mille ma certamente non mi aspettavo la descrizione analitica di una semplice targhetta (quasi anonima) posta sul muro di una casa. Un oggetto che in altri luoghi avrebbe avuto poca o nessuna importanza, a Soveria Mannelli viene invece messo in risalto per far sì che non si perda la sua importanza storica o il significato che essa rappresenta.

Lo stesso discorso vale anche per il nome delle vie. Ogni strada richiama qualcosa o qualcuno e, anche in questo caso, basta chiedere ai passanti per conoscere meglio tutta la storia che c’è dietro (sia legata ad un evento o a un personaggio importante per il paese).

Inutile parlare poi dei palazzi storici che si trovano nel territorio e non mi riferisco soltanto al palazzo baronale che si vede nella foto in basso, il più antico di Soveria e di cui si potrebbe parlare per ore anche solo raccontando la vita di chi nei secoli lo ha posseduto, ma anche a tutto quel complesso di edifici sparpagliati per il paese e le frazioni che sono le radici stesse del luogo e di cui tutti, bambini compresi, ne conoscono la storia.

Un’isola felice lontana dai fatti di cronaca che troppo spesso si accostano ai piccoli paesini della Calabria. Non mi stupisce questo modello di civiltà, affiatata e solidale, specie rileggendo le parole che l’attuale sindaco pronunciava in occasione di una intervista, abbastanza recente, rilasciata a “La Stampa” in cui, anche se da oltre un ventennio viene rinviata la costruzione del collegamento tra Soveria e l’autostrada lo stesso non si lamentava della cosa dicendo che «Questa strada tortuosa che ci allontana dal resto della Calabria in qualche modo ci ha protetto da pericolose infiltrazioni. Qui non c’è nessuna attività criminale, il pizzo semplicemente non esiste».

Frase forte e sicuramente d’effetto che potrebbe anche suscitare irritazione e scontentezza per quei calabresi onesti che vivono fuori dal comune di Soveria Mannelli ma che, a ben vedere, al tempo dei “baciamano” televisivi, dovrebbe soltanto provocare sana invidia, profonda ammirazione e indiscusso sostegno.

Che dire poi delle Chiese. Piccole bomboniere anch’esse valorizzate da bellissime opere artistiche non prive di una loro storia e, in alcuni casi, anche di qualche tipica leggenda che non guasta mai, specie se legate alle statue dei Santi, Madonne o altri simboli religiosi.

Infine, il bosco. Percorrendo le stradine sterrate che portano verso il “profondo verde” sembra di entrare in un’altra dimensione. Non credi che ci siano ancora luoghi così “selvaggi” a due passi dalle abitazioni. E’ il bello della Sila e si può capire di cosa si sta parlando soltanto visitandola.

di seguito altre immagini di Soveria Mannelli:

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Un rifugio ideale per artisti e studiosi, sede del “lanificio Leo“, il più antico della Calabria e ancora in attività, e della importante casa editrice Rubbettino diretta dai fratelli Marco e Florindo.

Il forte legame esistente tra gli abitanti e il territorio è intrinseco nelle parole che proprio l’imprenditore Florindo Rubbettino pronunciava tempo fa rinunciando ad una candidatura al Parlamento prima e alla carica di governatore della Calabria poi, (scegliendo invece di far parte, del consiglio comunale di Soveria Mannelli) : «Mai pensato di andare via, questo è un luogo dove c’è una fortissima cultura del lavoro».

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Da vedere: (Wiki)

  • Nella Chiesa Parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, è conservato un altare in marmi policromi proveniente dalla vicina Abbazia di Santa Maria di Corazzo, attribuito ad allievi di Cosimo Fanzago; dichiarato monumento nazionale nel 1910.
  • Una pregevole statua lignea raffigurante San Michele, proveniente anch’essa dall’Abbazia di Corazzo, è nella Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Michele, in località San Tommaso.
  • Il Monumento a Garibaldi in Piazza dei Mille è un obelisco quadrangolare in marmo bianco eretto nel 1888 in ricordo del disarmo dell’esercito borbonico del 30 agosto 1860.
  • La Fontana dei Francesi in via dei Vespri è il luogo in cui scoppiò la scintilla dei moti antifrancesi nel marzo del 1806.
  • Il “Lanificio Leo” : la più antica fabbrica tessile calabrese, fondata nel 1873, conserva attivo un monumentale parco macchine di fine ottocento con il quale ancora si realizza la produzione.
  • Il Palazzo baronale: fatto costruire verso la fine del XVI secolo dal barone di Pittarella Torquato Scaglione è stato acquistato nel 1922dalla famiglia Marasco.

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Sono un avvocato ma anche appassionato di fotografia. Ho creato questo blog per condividere questa mia passione e spero, col tempo, di riuscire a pubblicare qualcosa di piacevole e originale.
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