Il modello Riace …

… Manifestazione del 6 ottobre 2018

In questi ultimi tempi si è sentito molto parlare di Riace, un piccolo paesino della Calabria ionica di meno di 2 mila abitanti, passato agli onori della cronaca per il ritrovamento, nel lontano 1972 da parte di un sub dilettante romano (Stefano Mariottini) delle due statue bronzee di epoca greca, databili al V secolo a.C. e pervenute in eccezionale stato di conservazione. Due statue meravigliose che oggi tutti conosciamo e chiamiamo Bronzi di Riace.

La storia del ritrovamento dei Bronzi è sicuramente molto affascinante per questo vi invito a leggerla (magari la riporto in fondo all’articolo) come pure vi invito ad andare al Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria per vedere le due opere che, sono sicurissimo, vi lasceranno a bocca aperta per quanto sono belle, imponenti ed espressive.

Tornando al nostro racconto però parliamo della Riace di oggi, quella che non fa discutere né per i Bronzi né altri ritrovamenti archeologici ma per il suo Sindaco, Domenico Lucano (detto Mimmo), e per il suo modello di accoglienza dei migranti che giungono nel paese.

Il modello Riace tanto discusso ha una storia ben precisa. Tutto iniziò alle quattro del mattino di un’estate nel 1998, quando nelle coste del piccolo comune calabrese giunse una barca partita da Istambul con a bordo un gruppo di circa duecento profughi curdi.

Quella barca ha cambiato il piccolo borgo di Riace che, per la prima volta, veniva in contatto con migranti “in entrata” e non più “in uscita” come avveniva e avviene ancora adesso nei piccoli centri quando per ragioni di opportunità lavorative si lascia il proprio paese per andare a lavorare altrove, nelle città del Nord d’Italia o magari anche all’estero.

Riace, che s’apprestava a diventare uno dei tanti paesi fantasma (o quasi) ha aperto le case ormai disabitate ai migranti, insegnato loro un mestiere e condiviso tutto ciò che un piccolo borgo calabrese possa offrire.

Pian piano, col tempo, si buttavano le basi per la creazione di quel modello che ha portato Riace a potersi realmente fregiare del titolo di “Città dell’accoglienza” ma procedendo con calma nel racconto appare adesso il caso di spiegare di cosa stiamo parlando.

Il modello Riace prevedeva l’adesione al sistema SPRAR, ovvero il servizio del Ministero dell’interno istituito dalla legge Bossi-Fini, del 30 luglio 2002, n. 189, che gestisce i progetti di accoglienza, di assistenza e di integrazione dei richiedenti asilo a livello locale.

A Riace venivano così creati laboratori artigiani di tessitura, lavorazione del vetro, confettura per permettere ai rifugiati di imparare un mestiere e lavorare all’interno paese stesso ma si ottenevano anche fondi regionali o mutui per la ristrutturazione delle case dismesse che poi venivano messe a disposizione dei migranti.

Non solo. Veniva anche creata una moneta locale che veniva utilizzata nell’attesa dell’erogazione dei fondi e poteva essere usata all’interno del borgo al posto dell’euro.

Tanti furono i migranti che fecero parte del progetto Riace e tanti di più quelli che “passarono” nel piccolo centro calabrese contribuendo comunque alla sua rinascita, dando non solo vitalità alle sue viuzze ma più concretamente, dando anche una spinta all’economia del borgo che si era ormai da tempo paralizzata.

In pratica, la somma di denaro che l’amministrazione riceveva per ogni migrante (circa 30 euro giornalieri) venivano utilizzati per fornire a questi un’abitazione, un lavoro e dei soldi da spendere.

Questi soldi-bonus, dunque, accettati solo a Riace, non venivano dispersi ma restavano all’interno della comunità paesana contributo anche a “smuovere” l’economia della cittadina.

Per molti il modello Riace è stata la strada verso una nuova visione del problema migranti, non più visti appunto come un problema da risolvere ma come un’opportunità da cogliere per le comunità coinvolte.

Per oltre 10 anni, un programma di finanziamento del governo italiano, ha reso possibile promuovere nel vero senso della parola la cultura dell’ospitalità, dell’accoglienza, della solidarietà tra popoli, almeno fino a poco tempo fa…

Infatti, Domenico Lucano, simbolo dell’accoglienza, stimato in tutto il mondo, considerato dalla rivista “Fortune” al 40esimo posto (unico italiano) della classifica degli uomini più influenti al mondo, è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative della zona.

Inutile dire che le manifestazioni di solidarietà nei suoi confronti sono giunte da ogni dove. Tanti politici e personaggi pubblici hanno voluto manifestare la propria vicinanza al “sindaco ribelle” ma anche un folto numero di gente comune (migranti e non) si è riunita a Riace lo scorso 6 ottobre per esprimere, con con cori e striscioni, pieno sostegno a Mimmo Lucano e al suo operato in materia di accoglienza.

Tra questi anche Aboubakar Soumahoro, un sindacalista molto attivo in tutte le questioni che riguardano i migranti, che dai microfoni della piazza di Riace ne ha approfittato per ricordare le difficoltà che ogni giorno vivono gli extracomunitari che si trovano nel nostro paese.

Le immagini di questo articolo sono state scattate proprio durante la suddetta manifestazione.
All’epoca degli scatti, Mimmo Lucano era sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari e, pertanto, non potendo comunicare con l’esterno, si è limitano a fare qualche saluto dalla finestra ai tanti manifestanti che hanno letteralmente invaso il paese.

Qualche giorno dopo la manifestazione sulla vicenda che ha portato all’arresto di Lucano si è pronunciato il Tribunale della Libertà che ha tolto la misura degli arresti domiciliari per quella del divieto di dimora, in pratica il sindaco è stato “esiliato” dal suo paesino.

Tutto ciò che ruota intorno alla vicenda ovviamente mi ha portato a far mi un’idea bene precisa. La mia passione per la fotografia mi ha portato diverse volte a visitare il borgo di Riace ma ciononostante, nel rispetto del regolamento di questa pagina, voglio evitare qualsivoglia considerazione di carattere politico e, pertanto, nel caso qualcosa da me detta dovesse sembrare incline a un partito, un movimento, un indirizzo politico specifico, sappiate che non è voluto.

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La prima fotografia è l’entrata del paese. Il cartello è fin troppo eloquente “Riace paese dell’accoglienza” e non ho avuto molto tempo per “preparare” lo scatto, pioveva e stavo effettuando un cambio lente quando mi sono accorto di quel gruppo di ragazzi.

Li volevo dentro l’immagine, il paese li stava “accogliendo” ma ad occhio mi sono reso subito conto che stavano per uscire dall’inquadratura quindi ho cercato di comporre velocemente la scena e ho scattato.

All’interno del paese i muri delle case sono di tutti i colori, con tanti disegno che richiamano le tradizioni contadine del borgo ma anche le differenti culture che ci vivono. Sul muro della foto n. 2 pieno di nuvole associate a degli stati si legge una frase “Dove vanno le nuvole?” Mi ha colpito l’extracomunitario in foto che con quello striscione sembra “indossare” una nuvola in cui si intravede la scritta Italia.
La direzione è la stessa per tutti.

Mentre mi trovano vagavo per le vie di Riace ho visto molti slogan scritti sui cartelloni e gli striscioni portati in giro dai manifestanti e uno di quelli che ha attirato la mia attenzione (altri li vedremo anche nella altre foto) è stato un piccolo cartoncino rosso in cui con un pennarello nero c’era disegnato un cuore e al suo interno c’era scritto “cercasi umanità” (foto n.3). Umanità non ce n’è mai abbastanza.

“L’umanità non è reato” (foto n.4)questo era uno degli slogan più urlati dai manifestanti che difendevano a prescindere l’operato di Lucano poiché spinto appunto da motivi d’umanità (che poi è anche quanto è stato detto da lui nelle tante intervista che ha rilasciato in questi giorni).

Nella foto n. 5 c’è Aboubakar Soumahoro durante il suo intervento dal palco.
La foto successiva mi fa pensare a un’irriducibile, uno di quelli “comunisti cosiiii” ma anche ad un popolo pronto a tutto.
Segue lo sguardo fiero di un giovane africano che porta una maglia molto significativa.
E quindi un cartello che dice tutto o meglio che chiarisce tutto. Essere dalla parte dei più deboli non vuol dire essere buonisti… anzi…

Le ultime due immagini sono una ripresa dall’alto della folla che ascolta i vari personaggi che si sono alternati su palco e, infine, Mimmo Lucano che dalla finestra di casa sua, saluta la folla che manifesta per strada.

Con questa serie di fotografie ho semplicemente voluto raccontare come si è svolta la giornata, immortalando così, senza pretese, quelle persone, quei momenti, quelle frasi che mi hanno colpito.

Tanta gente sarà andata per passare una giornata diversa dal solito, altra sicuramente per semplice curiosità, qualcuno ne avrà approfittato per avere maggiore visibilità facendo la classica passerella, ma molti (la maggioranza) si trovava a Riace solo per manifestare a favore di Mimmo Lucano e del “modello” che lo ha reso famoso.

Pensare di eliminare un modello come quello di Riace senza sostituirlo con una valida alternativa è qualcosa che non so spiegarmi.

I migranti sono facile manovalanza a basso costo della malavita organizzata se non si provvede a dare loro un’alternativa, indirizzandoli verso attività lavorative. Come possiamo pensare di risolvere il problema se non si ragiona in questi termini?

Chiudere questi centri sarebbe un problema enorme anche per gli italiani perché nessuno lo dice mai ma almeno 20 mila persone (italiane) che lavorano a questi progetti, resterebbe dall’oggi al domani senza lavoro.

Ora non so come andrà a finire ma spero che si possa riflettere bene sui pro e contro che una decisione affrettata potrebbe portare.

Con questo non voglio dire che non sono per il controllo a tappeto o per programmi alternativi basta che non si facciano più passi indietro rispetto ai pochi in avanti che abbiamo fatto in questi anni…

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Ritrovamento dei Bronzi – Wikipedia Il 16 agosto 1972 Stefano Mariottini (un giovane sub dilettante romano) si immerse nel Mar Ionio a 230 metri dalle coste di Riace Marina e rinvenne a 8 metri di profondità le statue dei due guerrieri che sarebbero diventate famose come i Bronzi di Riace. L’attenzione del subacqueo fu attratta dal braccio sinistro di quella che poi sarebbe stata denominata statua A, unico elemento che emergeva dalla sabbia del fondo[6] . Per sollevare e recuperare i due capolavori, i Carabinieri del nucleo sommozzatori utilizzarono un pallone gonfiato con l’aria delle bombole. Il 21 agosto fu recuperata la statua B, mentre il giorno successivo toccò alla statua A (che ricadde al fondo una volta prima d’essere portata al sicuro sulla spiaggia)[6] .

È pubblicata la denuncia ufficiale depositata il 17 agosto 1972 con Protocollo n. 2232, presso la Soprintendenza alle antichità della Calabria a Reggio, in cui Stefano Mariottini: «… dichiara di aver trovato il giorno 16 c.m. durante una immersione subacquea a scopo di pesca, in località Riace, Km 130 circa sulla SS Nazionale ionica, alla distanza di circa 300 metri dal litorale ed alla profondità di 10 metri circa, un gruppo di statue, presumibilmente di bronzo. Le due emergenti rappresentano delle figure maschili nude, l’una adagiata sul dorso, con viso ricoperto di barba fluente, a riccioli, a braccia aperte e con una gamba sopravanzanta rispetto all’altra. L’altra statua risulta coricata su di un fianco con una gamba ripiegata e presenta sul braccio sinistro uno scudo. Le statue sono di colore bruno scuro salvo alcune parti più chiare, si conservano perfettamente, modellato pulito, privo di incrostazioni evidenti. Le dimensioni sono all’incirca di 180 cm.».

Giuseppe Tripodi
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Sono un avvocato ma anche appassionato di fotografia. Ho creato questo blog per condividere questa mia passione e spero, col tempo, di riuscire a pubblicare qualcosa di piacevole e originale.
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