Foto d’autore : “Il miliziano colpito a morte”

Storia di una fotografia d’autore … “Il miliziano colpito a morte”

Visto che ho iniziato anche una rubrica sui Grandi Autori e che il primo articolo è stato dedicato al bravissimo Robert Capa, ho pensato di parlarvi proprio di una sua fotografia famosissima ma anche molto controversa e che a me piace davvero tanto.

Avrete sicuramente già capito a quale fotografia mi sto riferendo:

Il miliziano colpito a morte

capa

Su questa immagine si è detto di tutto e il contrario di tutto. E’ stato messo in dubbio anche il luogo dello scatto oltre che la veridicità della scena immortalata.

E’ stato detto anche che non è stata scattata da Robert Capa ma dalla sua compagna Gerda Taro (il cui vero nome era Gerta Pohorylle), anch’essa fotografa e giornalista di guerra, morta a causa di un terribile incidente proprio durante la guerra civile spagnola (schiacciata da un carro-armato “amico“).

La foto venne attribuita a Gerda Taro perché all’epoca dello scatto (settembre del 1936) secondo José Manuel Susperregui che parlò in un libro di questa fotografia (Sombras de la fotografia – Ombre della fotografia), Robert Capa utilizzava molto probabilmente una Leica o una Cortex, quindi una 35 mm, mentre la foto sarebbe stata scattata con una 6×6, più precisamente con una Rolleiflex, quindi una medio formato che usa pellicole differenti rispetto alle macchine di Capa e che all’epoca era il modello di macchina fotografica utilizzato proprio da Gerda Taro.

Inoltre, anche il luogo dello scatto non sarebbe la località di Cerro Muriano indicata da Robert Capa. Il quotidiano di Barcellona “El Periodico de Catalunya” avrebbe accertato che si trattava invece di una zona nei pressi di Cordova, in Andalusia e, più nello specifico, nel villaggio di Espejo, che dista circa 50 Km dal luogo indicato da Capa e, sempre secondo quanto affermato dal suddetto quotidiano, in quella zona non si sarebbero svolti combattimenti nei giorni in cui venne scattata l’immagine.

Addirittura si disse anche che il miliziano che si vede in foto (identificato come Federico Borrell Garcia) non fosse morto in quella circostanza ma successivamente.

La pensava diversamente Richard Whelan che dalle sue ricerche avrebbe scoperto che, secondo le registrazioni degli archivi ufficiali, l’anarchico in foto, Federico Borrell Garcia, in quei giorni, era stato l’unico a morire a Cerro Muriano, nei pressi di Cordova.

Infine, i chiarimenti ufficiali su tutto ciò che riguarda questa fotografia li da lo stesso Robert Capa che nel 1947 in una intervista radiofonica (scoperta e diffusa nel 2013 dal Centro Internazionale di Fotografia) spiegò esattamente come fu scattata la fotografia.

“Ho scattato la foto in Andalusia mentre ero in trincea con 20 soldati repubblicani, avevano in mano dei vecchi fucili e morivano ogni minuto”.

“Ho messo la macchina fotografica sopra la mia testa e senza guardare ho fotografato un soldato mentre si spostava sopra la trincea, questo è tutto. Non ho sviluppato subito le foto le ho spedite assieme a tante altre. Sono stato in Spagna per tre mesi e al mio ritorno ero un fotografo famoso, perché la macchina fotografica che avevo sopra la mia testa aveva catturato un uomo nel momento in cui gli sparavano. Si diceva che fosse la miglior foto che avessi mai scattato, ed io non l’avevo nemmeno inquadrata nel mirino perché avevo la macchina fotografica sopra la testa”.

Al di là di ogni discussione, resta una foto di reportage “bellissima” (fotograficamente parlando), che documenta in maniera fin troppo chiara la crudeltà della guerra nella sua forma più reale e drammatica, la morte di un essere umano.

Questa foto, che è sicuramente un documento dal grandissimo valore storico, fece il giro del mondo e fu un importante simbolo per i miliziani repubblicani che si opponevano alle forze fasciste agli ordini del “generalissimo” Francisco Franco durante la guerra civile spagnola.

Giuseppe Tripodi
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Sono un avvocato ma anche appassionato di fotografia. Ho creato questo blog per condividere questa mia passione e spero, col tempo, di riuscire a pubblicare qualcosa di piacevole e originale.
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