Fotografare i paesaggi

Fotografia di paesaggi

1Sono prevalentemente un fotografo paesaggista e non poteva mancare sul mio blog un articolo su questo genere fotografico.

Onestamente, fino ad oggi, ho evitato di trattare questo argomento per paura di non riuscire mai a concluderlo. Ci sono talmente tante cose da dire che davvero si rischia di  non finire mai o di tralasciare, senza volere, punti importanti che caratterizzano questo tipo di fotografia.

Amici foto-amatori e seguaci del mio profilo Instagram mi hanno convinto, quindi, nonostante il poco tempo a disposizione, ho cercato di fare del mio meglio, sperando di fare cosa gradita e che possa servire a chi mi segue per migliorare le proprie fotografie, che poi è lo scopo principale del mio blog e della mia presenza costante sui social network fotografici (visto che, come sapete, per mestiere faccio tutt’altra cosa).

I paesaggi, per molti, rappresentano il primissimo approccio col mondo della fotografia perché tutti quanti nel corso della nostra vita abbiamo avuto modo di ammirare la grandezza e la bellezza della natura al punto di voler bloccare il tempo e portare con noi quel momento e quella magnificenza.

83Chi compra una macchina fotografica, infatti, presto o tardi si troverà di fronte a un coloratissimo tramonto, a delle vette innevate o ancora a delle lunghe cascate immerse nel verde, e vorrà scattare una fotografia ma, quasi sicuramente, non sarà soddisfatto del risultato ottenuto.

Quante volte in vacanza abbiamo visitato e fotografato posti incantevoli ma poi rientrati in casa e guardando le foto al PC ci siamo resi conto che queste non ci restituiscono la reale visione di quanto abbiamo osservato coi nostri occhi.

Per farla breve, è inutile scattare fotografie paesaggistiche senza conoscere almeno le basi di questo genere fotografico perché una macchina fotografica, seppur super tecnologica, non basta per trasformarci in fotografi del National Geographic dalla sera alla mattina e senza uno studio (anche solo elementare) dell’argomento, difficilmente riusciremo ad ottenere la foto desiderata.

1I diversi paesaggi richiedono tecniche fotografiche differenti e sta al fotografo impostare la macchina nel modo giusto per non perdere lo scatto.

Alcuni pensano che la fotografia di paesaggio sia “banale” e fin troppo semplice ma vedremo che non è così. Anzi, ve lo chiedo proprio, la foto a fianco (Gerace) con queste montagne ricche di colori da cui si coglie l’intenso calore dell’estate del Sud Italia, vi sembra forse banale?

Analizzando le varie tecniche e le situazioni che possono verificarsi al momento dello scatto, scopriremo quasi subito che la fotografia paesaggistica non è così semplice come si tende a credere e che non è poi tanto difficile “sbagliare” (nonostante che il nostro “soggetto” sia – apparentemente – immobile).

I fattori che influiscono nella fotografia di paesaggio sono molteplici. Innanzitutto, come appena accennato, va applicata la giusta tecnica in base al tipo di paesaggio che andiamo a fotografare e poi, cosa molto più complessa, metterci “del nostro“, il cd. tocco magico dello chef anche se in questo caso l’opera che ne verrà fuori non sazierà il nostro stomaco ma i nostri occhi.

Proprio così, anche nei paesaggi, sarà l’originalità del fotografo che farà la differenza e che renderà la foto interessante.

braies 13La tecnica ci permetterà di ottenere delle foto con la giusta esposizione e nitidezza ma l’immagine unica, quella  capace di trasmettere emozioni all’osservatore la otterremo solo se, dominando le regole, saremo in grado di riprodurre al meglio la nostra creatività dentro lo scatto.

La prima cosa che da considerare mentre ci accingiamo a scattare una foto di paesaggio è il soggetto che si vuole riprodurre.

Dobbiamo far vedere un luogo, mostrarne le sue caratteristiche, le sue particolarità.

Se siamo sulle Alpi dobbiamo permettere all’osservatore di individuare il luogo in cui abbiamo scattato la foto, cogliere qualcosa che le possa ricondurlo sulla cima della montagna.

Inoltre, dobbiamo rendere visibile anche ciò che ci si aspetta da un posto del genere. Sulle Alpi troviamo le vette acuminate e la neve, dunque, scattiamo una foto che metta in evidenza queste peculiarità.

18Stesso discorso ma al contrario vale nel caso in cui ci trovassimo nel bel mezzo di un deserto e vorremmo fotografare il paesaggio arido che ci circonda.

La foto più ovvia è scattare una foto alle dune magari evidenziando il forte contrasto tra l’azzurro del cielo e il giallo-oro della sabbia ma, a pensarci bene, se ci fermassimo a questo riusciremmo solo a fare una foto a metà, perché avremmo dimenticato di inserire dentro la foto la caratteristica più tipica dei deserti, il caldo soffocante del sole.

Trasmettere emozioni vuol dire anche questo, riuscire a giocare coi sensi, fare in modo che non solo la vista sia appagata dall’immagine ma che anche l’udito, il tatto, l’olfatto, l’odorato possano goderne anche solo figuratamente. Una foto ben fatta ci trasmette il calore del sole, il profumo dei fiori, il pianto di un bambino, la bontà di un dolce, la delicatezza della mano di una madre che accarezza il proprio bambino. Quanti più sensi riusciamo a mettere in gioco coi nostri scatti migliore sarà il risultato.

Come vedete il gioco si fa sempre più difficile e più andiamo avanti e maggiori saranno le situazioni critiche connesse alla fotografia paesaggistica.

Portare la tridimensionalità umana dentro la bi-dimensionalità delle fotografie è cosa ardua ma, per consolazione, quella volta che ci riusciremo la soddisfazione sarà unica.

Senza esagerare, curiamo gli elementi che faranno parte della nostra fotografia.

Come se dipingessimo un quadro, analizziamo ciò che ci sta attorno e decidendo ancor prima di mettere a fuoco cosa inserire e cosa escludere dalla nostra fotografia.

35Le dune del deserto rendono bene l’idea circa il luogo dello scatto ma se vogliamo fare quel passo in più e dare tridimensionalità alla foto dobbiamo inserire nello scatto il sole affinché la forte luce emessa dai suoi raggi possa trasmettere all’osservatore quel senso di calore che stavamo cercando.

Piccoli accorgimenti miglioreranno le nostre foto ma dobbiamo essere noi degli abili osservatori per capire, di volta in volta, quale sia la caratteristica dei luoghi visitati e come fare per trasferire quella sensazione dentro le foto.

Un campo di fiori non deve limitarsi ai colori vivaci dei fiori ma deve parlare del vento che li accarezza, del loro profumo, degli insetti che ci volano sopra fino a quelli che ci vivono dentro.

La cascata di un fiume deve descrivere il percorso che compie prima di raggiungere la valle e così via fino al mare dove nelle ore dell’oro non possiamo far altro che fermarci per guardare il paesaggio per eccellenza, il tramonto.

Del tramonto e di come fotografarlo potremmo parlarne per giorni interi perché tra le fotografie di paesaggio è sicuramente il “soggetto” che più di tutti viene fotografato.

Seta a Santa Maria

Il sole al tramonto ci regala magnifici colori a cui non si può restare indifferenti.

Chiunque possegga una macchina fotografica, prima o poi, si troverà a scattare una foto al tramonto. L’importante è arrivare preparati all’appuntamento per non perdere lo scatto. Ma come si fotografa il tramonto?

Per rispondere a questa domanda occorre però iniziare a parlare di tecnica, di regole e di obiettivi, quindi, senza perdere altro tempo, iniziamo a scoprire insieme cosa fare per evitare le cd. “foto piatte“.

LA TECNICA

3Per chi domina le regole che stanno alla base di ogni genere fotografico la tecnica è tutto mentre per altri la “filosofia” è l’opposta, ovvero nella fotografia non esistono regole ma solo buone (o brutte) fotografie.

In realtà le regole esistono, si possono infrangere è vero, ma solo dopo averle apprese.

Per prima cosa, parlando di paesaggio, dobbiamo prendere come punto di riferimento la linea dell’orizzonte perché, per forza di cose, sarà il punto di riferimento dell’osservatore.

Se siamo su una spiaggia e vogliamo scattare una foto a delle isole a largo la linea dell’orizzonte sarà netta e dividerà il cielo dal mare.

4Il fotografo alle prime armi, senza pensarci troppo, scatta e posiziona la linea d’orizzonte al centro dell’immagine.

Anche in questo caso, come nell’esempio del deserto o in quello delle Alpi, manca qualcosa, la foto è a metà.

Posizionando la linea dell’orizzonte al centro dell’immagine la nostra foto non avrà né prevalenza di spiaggia né di mare. Avremmo metà di tutto.

Prendiamo una decisione chiara. Dividendo l’immagine in tre righe orizzontali, posizioniamo sui 2/3 della scena la parte che vogliamo mettere in evidenza e nella restante porzione quella che ci interessa meno, usando proprio la linea dell’orizzonte per separare due zone.

Il sistema di dividere in porzioni l’immagine ci aiuterà nella disposizione degli elementi che vogliamo esaltare e un esempio è proprio la foto scattata sulla spiaggia di Scilla con Messina che fa da sfondo, dove terra, mare e cielo creano le nostre tre linee orizzontali immaginarie.

3Se per posizionare la linea dell’orizzonte abbiamo suddiviso l’immagine in tre parti con delle linee orizzontali, possiamo fare la stessa cosa usando delle linee immaginarie verticali che ci torneranno utili per posizionare gli altri elementi della fotografia (in pratica, divideremo l’intera scena in nove rettangoli).

Anche in questo caso (ma in verticale), destiniamo i 2/3 dell’immagine a ciò che vogliamo esaltare o, meglio ancora, se disponiamo questi elementi proprio nei punti di intersezione delle linee – o nella loro prossimità.

Senza accorgercene, abbiamo appena parlato di una importantissima regola della fotografia, la cd. REGOLA DEI TERZI.

Posizionando gli elementi che vogliamo mettere in luce nei punti di intersezione tra le linee immaginarie orizzontali e verticali dell’immagine, l’osservatore li noterà con maggior facilità.

Le linee, reali o immaginarie che siano, attraggono l’interesse di chi osserva la foto ecco perché è importante saperle sfruttare al massimo nei nostri scatti.

L’albero della foto sopra, come pure la barca sulla spiaggia, sono decentrati verso un lato, proprio sulla linea verticale che passa per i due punti focali di intersezione mentre la terra e le gradazioni del cielo suddividono orizzontalmente la nostra immagine in tre porzioni.

Nella foto della barca, addirittura anche il pilone di Ganzirri è posizionato sul punto focale, richiamando l’attenzione anche s posto in secondo piano rispetto al soggetto più vicino.

4I binari della linea ferroviaria, ad esempio, fotografati da una certa posizione  diventano una strada verso l’infinito e guideranno i nostri occhi verso la direzione in cui (figuratamente) si incontrano e non verso il resto dell’immagine.

Stessa identica situazione nel caso in cui fotografiamo una strada, dei cavi elettrici, delle luci.

L’attenzione dell’osservatore è direttamente coinvolta con le linee della foto perché in maniera automatica gli indicano la direzione da seguire.

Nella foto sopra, che rappresenta la Certosa di Serra San Bruno, proprio come i binari del treno di cui parlavamo, le linee ci conducono verso un determinato punto dell’immagine.  Sono linee diverse, che nascono da punti differenti ma tutte convergenti verso il centro della foto.

In pratica, grazie a questo particolare taglio, che esalta proprio le linee che partono dagli angoli dell’immagine, l’occhio dell’osservatore è spinto a guardare verso il loro punto di incontro, che coincide con una la torre della Certosa.

37Le linee possono anche essere quelle delle macchine che passano lungo la via. Il contrasto tra queste e il paesaggio esalterà tutta la scena.

In particolare, in questa foto scattata ad Assisi, ho voluto “giocare” soprattutto con luci e colori, suddividendo l’immagine orizzontalmente nelle solite tre porzioni: la parte alta e quella bassa illuminata e colorata delle luci della Basilica e dal paese (sopra) e dalle scie delle auto (sotto) mentre la parte centrale buia e colpita dalle luci solo di riflesso.

In questo modo ho voluto portare l’osservatore a concentrarsi solo sulla parte alta e quella bassa dell’immagine e non su quella centrale dove, appunto, non c’è nulla che attira la sua attenzione.

Dobbiamo, dunque, imparare a “scomporre” bene la foto e a sfruttare al meglio le linee e i punti d’incontro se vogliamo esaltare della nostra immagine e attirare l’attenzione verso un punto specifico.

3I punti convergenti ci aiutano molto nel comporre la nostra foto ma non dimentichiamoci delle L, delle M, delle S, delle V e delle Z.

Le linee che compongono una foto possono assumere diverse forme e l’occhio umano, osservando la foto, inconsciamente riconosce subito quelle più familiari e particolari che appunto riproducono le suddette lettere dell’alfabeto.

Una strada con molte curve vista dall’alto potrebbe facilmente riprodurre la forma di una S o di una Z. Questo gioco creato dalle linee curve è un ottimo modo per attirare l’attenzione di chi guarda la foto.

La rotondità (ma anche la marcata spigolosità) rende la foto interessante perché attira subito l’attenzione di chi guarda poiché l’osservatore sarà automaticamente portato a percorrere con gli occhi la parte visibile della strada, del ruscello o della luce rappresentata nell’immagine.

Sfruttando le linee e posizionandole in odo tale da farle convergere verso uno dei “punti caldi” della regola dei terzi otterremmo un decentramento voluto che sicuramente renderà la nostra immagine piacevole.

11Ricordiamoci poi che queste “linee guida” possono anche essere immaginarie. Ad es. pensiamo ad un paesaggio di montagna in cui una persona, dalla vetta, guarda il paesino che si trova a valle (un po’ come la seconda foto  in alto, scattata a San Giorgio Morgeto).

In questa immagine, ovviamente noteremo sicuramente la maestosità del paesaggio montano ma, la nostra attenzione sarà comunque rivolta verso il paesino che si trova a valle perché la linea immaginaria dell’uomo ci proietta verso ciò che sta guardando ossia la valle.

E così una figura piccola viene subito notata proprio perché posizionata in un punto specifico della fotografia.

I due ragazzi in fondo all’immagine a fianco non passeranno inosservati poiché la loro posizione viene richiamata sicuramente dal soggetto in primo piano che cammina e che ci proietta verso la fine della via che sta percorrendo; ma anche dalle linee lasciate sulla strada dai veicoli che anche grazie alla vignettatura che parte dagli angoli in basso le fa convergere tutte verso un punto specifico che coincide non solo con la fine (visibile) della strada percorsa dalla ragazza ma anche col punto focale superiore destro dell’immagine.

Prima di scattare una fotografia con la nostra reflex, specie nel campo della fotografia paesaggistica, dobbiamo farlo coi nostri occhi affinché possiamo riprodurre poi quell’immagine che ci ha colpito particolarmente.

Dobbiamo imparare a guardare il paesaggio come se fosse una fotografia già sviluppata, facendo una immaginaria post-produzione mentale.

33Lavoriamo di fantasia per un attimo e chiediamoci se fotografando un meraviglioso campo di grano ci sta bene quel cassonetto della spazzatura col paesaggio circostante o quel palo della luce posto proprio vicino le balle di fieno ?

Sono elementi che aggiungono carattere alla foto oppure sono elementi che rovinano la fotografia?

Pulizia della foto è equilibrio. Dobbiamo eliminare tutti gli elementi che possono distrarre l’osservatore e fare in modo che quelli presenti siano ben disposti nell’immagine, evitando che siano tutti concentrati da una sola parte.

Una foto esposta bene e che rispetta la regola dei terzi e gli altri piccoli accorgimenti appena descritti può essere subito pubblicata o mandata in stampa, ecco perché, nonostante i programmi di post-produzione, dobbiamo sforzarci di ottenere il risultato direttamente in camera.

Quando fotografare?

Per fotografare un paesaggio bisogna programmare l’uscita. Per ottenere una buona fotografia bisogna conoscere il posto che si vuole fotografare. Osservarlo, da diverse posizioni e in diverse ore del giorno, ci permetterà di cogliere il momento migliore per scattare la nostra foto.

Giuseppe tripodi-Paesaggio-tramontoNon dimentichiamoci comunque delle cd. “ore dell’oro”, ovvero alba e tramonto, quando i raggi del sole, compiendo un percorso più lungo per raggiungerci, ci regalano colori fantastici e ombre morbide.

Vanno evitate le ore in cui il sole è perpendicolare a noi (tarda mattinata-pomeriggio) perché i suoi raggi creeranno ombre nette, molto scure che potrebbero solo compromettere lo scatto rendendolo inutilizzabile.

Solo conoscendo bene il luogo possiamo permetterci il lusso di fotografare a qualsiasi ora del giorno perché in questo caso sapremo il punto esatto in cui posizionarci per evitare le ombre dure del sole.

Di solito, quando il paesaggio è veramente bello, è già stato fotografato tante volte da altra gente al punto che la nostra foto potrebbe sembrare comune.

Conoscere il posto da fotografare ci da un ulteriore vantaggio, quello di fotografare da una posizione insolita, che renda la nostra foto diversa dalle altre, più originale e interessante.

16Per rendere interessante il nostro paesaggio dobbiamo aiutarci con ogni mezzo che la natura ci mette a disposizione quindi oltre a scattare la nostra foto inquadrando ciò che più ci attrae ricordiamoci anche di considerare le onde del mare, le nuvole del cielo, i raggi del sole, etc. e tutti quegli altri elementi che arricchiscono lo scatto.

Un cielo azzurro, senza nuvole, apparirà piatto e non apporterà nulla alla nostra foto.

Al contrario, invece, un cielo nuvoloso darà più carattere alla nostra foto e la renderà più stimolante agli occhi di chi la sta osservando.

Un cielo nuvoloso potrà risaltare i raggi del sole che attraversano le parti vuote creando un contrasto bellissimo tra i vari elementi ma, scurendo e/o esaltando le parti giuste, potrà anche rappresentarci un paesaggio che si prepara alla tempesta, potendo addirittura cogliere la sensazione di umidità portata dalla pioggia.

In pratica, sfruttando le nuvole nel modo giusto daremo alla nostra foto quel qualcosa in più che serve per rendere l’immagine unica, non trascuriamo mai questo aspetto.

Tonnara di Palmi - Il porto turisticoLe nuvole, oltre ad essere utili per trasmettere all’osservatore la profondità di campo dell’immagine, ci aiutano anche a sviluppare il nostro lato creativo, ad esempio, possiamo rendere più originale lo scatto di un lago, del mare calmo o anche di semplici pozzanghere, semplicemente riflettendo su di esse la luce bianca delle nuvole presenti nel cielo (come nella foto a fianco).

Tutti questi piccoli accorgimenti ci permetteranno di migliorare parecchio le nostre foto ma possiamo ancora fare di più, partendo dalla scelta dell’obiettivo.

Quale obiettivo usare?

Per fotografare un paesaggio, quindi un “grande soggetto”, di solito, si usano obiettivi grandangolari ossia ottiche che amplificano le distanze degli oggetti inquadrati e che si caratterizzano per la corta focale e per avere un angolo di ripresa molto ampio e con una buona profondità di campo.

Per saperne di più su questo tipo di obiettivi, leggi la pagina dedicata al grandangolo cliccando qui.

L’uso dei teleobiettivi nel paesaggio è meno frequente ma è molto utile per uscire dagli schemi “classici” della fotografia paesaggistica.

Anche sui teleobiettivi ho dedicato una pagina specifica in cui ti consiglio perché comprarne uno e come sfruttarlo al meglio. Per leggere l’articolo clicca qui.

Come stavamo dicendo, l’uso del grandangolo è più che altro dovuto all’esigenza di inquadrare grandi scene ma per ottenere una foto originale, diversa dalle solite, il teleobiettivo può tornarci molto utile, impariamo quindi ad utilizzarlo di più per avere scatti attraenti e unici.

Paradiso in Terra - Baia di Riaci - Tropea

La foto sopra (La Baia di Riaci – Tropea) è stata scattata con un obiettivo grandangolare e ciò mi ha permesso di includere all’interno dell’immagine una porzione ampia del paesaggio circostante da una inquadratura ravvicinata.

La foto in basso, invece, è stata scattata utilizzando un teleobiettivo. La posizione verticale dell’immagine (come vedremo meglio fra poco) può sembrare insolita in questo genere fotografico ma è proprio questo che la rende più originale e intrigante.

3 San Giorgio

Altra considerazione da fare, parlando di fotografia paesaggistica, riguarda l’inquadratura o meglio la posizione della macchina, che generalmente è orizzontale (verticale per i ritratti).

Nei paesaggi si usa scattare con la macchina posta orizzontalmente per inquadrare interamente il soggetto, facendolo entrare tutto nell’inquadratura ma anche in questo caso possiamo dire che ciò che si è detto per i teleobiettivi vale anche per gli scatti in verticale.

Una fotografia di paesaggio scattata posizionando la fotocamera in senso verticale ci farà inquadrare meno in larghezza ma di più in lunghezza quindi, in alcune situazioni, potrà darci quel qualcosa in più che renderà la nostra foto originale.

Come abbiamo visto, ci sono molte regole che se rispettate ci aiutano a ottenere delle buone foto ma, per riprendere un discorso già accennato, spesso è proprio quando infrangiamo queste regole che vengono fuori i nostri scatti migliori quindi, il miglior consiglio è quello di non farsi mai condizionare troppo da regole e luoghi comuni ma di sperimentare ogni volta fino a quando non riusciremo ad ottenere la foto desiderata.

Dopo aver letto tutta questa pagina e imparato bene tutte le regole sul paesaggio, possiamo prendere la nostra macchina fotografica, fare un giretto in cima ad una montagna e iniziare a scattare foto come questa sotto… ovvero infrangendo consapevolmente tutte le regole di cui abbiamo parlato :)

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Ovviamente, chi inizia a fotografare di solito non ha molte lenti a disposizione e userà un obiettivo “tutto fare” che copre sia il lato grandangolare che quello tele e, per saperne di più su queste ottiche ti consiglio di leggere un articolo specifico fatto sull’argomento in cui consiglio quale tutto fare acquistare e come sfruttarlo (clicca qui).

Parlando di paesaggio poi, dobbiamo anche considerare che ci sono alcuni luoghi che proprio per le loro caratteristiche tipiche possono rovinare le nostre foto se non prestiamo le dovute attenzioni prima di scattare.

Sto pensando ai paesaggi innevati, alle fotografie scattare su una spiaggia d’orata o nel deserto e altre situazioni del genere. Il bianco della neve oppure il riflesso della luce solare sulla sabbia ingannano il nostro esposimetro e quindi, per non rischiare di avere una foto sottoesposta, abbiamo bisogno di agire sui parametri della nostra macchina fotografica per compensare l’errore involontario della nostra reflex.

Per saperne di più su questo argomento, ti consiglio di leggere l’articolo che ho scritto su come “Fotografare la neve” oppure quello sull’uso dei “Filtri e Nik Collection in cui parlo di come funziona l’esposimetro di una macchina fotografica e cosa fare per esporre meglio una foto “difficile“.

7Infine, non dimentichiamoci mai di posizionare sempre qualcosa in primo piano per dare maggior profondità alla nostra fotografia e di includere nelle nostre foto anche le persone.

L’uomo è parte della natura perché non dobbiamo includerlo nei nostri scatti?

E perché non includere anche gli edifici e altre costruzioni dell’uomo, specie quando caratterizzano un determinato luogo.

Paesaggistica non vuol dire fotografare solo la natura, anche i paesaggi urbani meritano di essere fotografati. Le linee dei palazzi che sfrecciano verso l’alto e le scie lasciate dalle auto lungo le strade saranno un ottimo punto di partenza per iniziare ad esplorare la città (dal punto di vista paesaggistico ovviamente).

Una volta conosciute bene le basilari regole della fotografia paesaggistica non ci metteremo molto a dominarle nel modo giusto, migliorando notevolmente i nostri scatti e riuscendo, con poche semplici mosse, a fotografare un paesaggio mozzafiato come questo :)

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Sono un avvocato ma anche appassionato di fotografia. Ho creato questo blog per condividere questa mia passione e spero, col tempo, di riuscire a pubblicare qualcosa di piacevole e originale.
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