Domeniche culturali …

… Le collezioni museali di Palazzo Piacentini

Le immagini pubblicate in questa pagina fanno parte di un progetto fotografico che ho realizzato qualche anno fa in occasione dell’iniziativa lanciata dal Ministero dei Beni culturali di rendere gratuita l’entrata nei musei la prima domenica di ogni mese.

Come al solito, mi sono “divertito” a giocare con le immagini creando una piccola storiella nella speranza che possa suscitare interesse e porti altra gente a visitare i musei e le città d’arte italiane (io ho voluto dedicare il mio racconto al museo di Reggio – di cui vi lascio tutte le info in fondo all’articolo – perché è quello più grande e vicino al luogo in cui vivo)

Qualche tempo fa, mi sono recato al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (o Museo nazionale della Magna Grecia) per fotografare non solo i Bronzi di Riace e tutti gli altri reperti storici della Magna Grecia che sono stati ritrovati nel meridione d’Italia, ma anche la gente che ha preferito trascorrere la domenica dentro un luogo di cultura piuttosto che in un centro commerciale.

I centri commerciali, purtroppo, per molti sono diventati gli “asili del fine settimana” ma pensate un po’ quanto possa essere bello fare un giretto dentro un museo col proprio figlio rispondendo (in qualche modo) alle sue infinite domande?

Una domenica… al MArRC

Un giorno chiacchierando con la mia fidanzata ho scoperto che non aveva mai visto i Bronzi di Riace, perché quando aveva visitato il museo di Reggio Calabria questi non erano esposti al pubblico poiché erano in piena fase di restauro. Senza pensarci due volte, ci siamo messi in macchina per raggiungere il Museo (che dista circa 60 km da casa mia). Ci mettiamo in coda per prendere i biglietti, tiro fuori il portafogli per pagare ma l’addetto mi comunica che l’entrata è gratuita visto che era la prima domenica del mese.

Giro GRATIS… OK…

A dire il vero io ci sono stato diverse volte al museo di Reggio ma non di recente, dopo l’ultima “ristrutturazione” (non solo dei Bronzi, finalmente terminata, ma anche della struttura) e dunque ci tenevo a visitare le tante altre sale che non conoscevo in cui sono stati esposti degli ulteriori reperti della Magna Grecia (suddivisi sempre per zona di ritrovamento) che non avevo ancora mai visto.

Le collezioni archeologiche che si possono trovare all’interno del museo comprendono materiali di scavo provenienti da Calabria, Basilicata e Sicilia e rappresentano l’arte e la storia della Magna Grecia dall’VIII secolo a.C. ma è presente anche materiale di periodi precedenti – preistoria e protostoria – come pure dei successivi periodi romano e bizantino.

Palazzo Piacentini è stato realizzato tra il 1932 ed il 1941 ma i nuovi allestimenti, la multimedialità e l’interattività delle aree espositive della struttura ci proiettano dentro un Museo moderno e perfettamente in linea con gli standard qualitativi internazionali.

La storia della Calabria è raccontata benissimo dai numerosi testi esplicativi e supporti dedicati. Seguendo il percorso dall’alto verso il basso, si inizia a scoprire il territorio calabrese fin dalla preistoria.

Io ero molto curioso di vedere gli oggetti che hanno ritrovato nella zona in cui vivo, la Piana di Gioia Tauro (che i greci chiamavano Metauros – colonia fondata dai Calcidesi di Rhegion o di Zancle, nella metà del VII secolo a.C.).

Raggiungere il Museo è semplicissimo. Si trova a Piazza De Nava, nel centro storico della città, più o meno all’inizio di Corso Garibaldi e ci si arriva facilmente anche a piedi sia parcheggiando nella via Marina sia provenendo dall’adiacente Stazione Lido. L’uscita autostradale, invece, è Reggio Porto, e poi basta proseguire per qualche chilometro e ci si arriva subito.

Staccato il biglietto (gratuito) e spento il cellulare, siamo entrati. Abbiamo iniziato a visitare i vari piani, lasciando per ultima la stanza in cui si trovano i Bronzi.

Il mio scopo, come accennavo prima, non era soltanto quello di vedere i reperti storici ma portare qualche buona foto a casa per completare un piccolo progetto fotografico sulla famiglia e, per questo, ho cercato di mimetizzarmi con l’ambiente, come se fossi un perfetto turista, per poter fotografare passando del tutto inosservato.

La piccola Fujifilm X-T2 (con l’obiettivo XF 18-55 f/2.8-4R LM OIS) mi ha aiutato molto a rimanere anonimo nei momenti di scatto, sono riuscito ad avvicinarmi moltissimo alle persone senza che questi si accorgessero di nulla.

La X-T2 è una macchina fotografica ottima da questo punto di vista, molto discreta e facile da trasportare, entra dentro una borsetta (non necessariamente fotografica).

Il 18-55 f/2.8-4R LM OIS non è la mia lente preferita ma è molto comoda, ha una buona costruzione e, soprattutto, come mi è capitato già di dire, è una lente onesta e ben fatta, dall’ottimo rapporto qualità/prezzo. Non dico di preferirla al 16-55 f2.8 ma sicuramente in molte situazioni è molto più comoda (oltre che trasportabile) e poi la resa è ottima, specie se paragonata a quella di altri obiettivi “kit” (es. il 18-55 di Canon o Nikon).

In giro per il Museo, come avevo previsto, c’erano molte persone, molti gruppi organizzati ma (come speravo) anche tante famiglie.

La domenica anche se non ci sono le scolaresche in visita i gruppi di giovanissimi (fortunatamente) non mancano.

La curiosità e lo stupore dei bambini è stata una cosa che mi ha colpito tantissimo. Restavano incantati ad osservare gli oggetti chiusi nelle teche e si capiva dal loro interesse che, con l’immaginazione non erano più dentro il museo ma nel cuore di Medma, di Kaulon, di Lokroi Epizephyroi o di qualche altra città fondata dai greci durante la fase di colonizzazione del meridione d’Italia.

I greci (principalmente mercanti, contadini, allevatori, artigiani) si sono spinti verso le nostre coste per decentrare dalla penisola ellenica lo sviluppo delle attività commerciali anche perché l’incremento della popolazione da un lato e la scarsa produzione agricola dall’altra creavano tensioni sociali non riuscendo più a soddisfare i bisogni necessari per vivere.

Dai reperti ritrovati ed esposti nel museo si percepisce chiaramente lo splendore in campo culturale ed artistico raggiunto dai coloni greci che in Calabria (ma anche nelle altre zone del meridione che sono state interessate dalla colonizzazione) hanno raggiunto in diversi ambiti (in letteratura, filosofia, arte, etc.) uno “splendore” di altissimo livello (anche superiore alla madrepatria) e, proprio per questo motivo, si pensa che il termine Megàle Hellàs, coniato forse già nelle colonie fin dal III secolo a.C., stava a rappresentare la loro grandezza proprio in relazione alla vecchia Grecia.

In Calabria non mancano piccoli centri urbani (ad es. il borgo di Gallicianò) tuttora interamente ellenofoni, dove oltre alla lingua (grecanica o greco di calabria) si sono conservate anche tradizioni in ambito musicale, gastronomico e rituale.

La civiltà greca ha influenzato molto il nostro Paese ma questo è risaputo… Quello che però non tutti sanno è che anche l’origine del nome del nostro Stato ha a che fare con la Magna Grecia. L’Italia, infatti, pende il suo nome dalla Calabria che  all’epoca era chiamata Enotria o, appunto, Italia.

… E poi ci sono i Bronzi

Le due statue, pervenute in eccezionale stato di conservazione, sono di provenienza greca o magnogreca o siceliota, e risalgono molto probabilmente al V secolo a.C. (a dire il vero ancora oggi non è certa né la datazione e neppure la loro provenienza o l’autore – o gli autori – delle opere).

Sono state rinvenute il 16 agosto 1972 nei pressi di Riace Marina da Stefano Mariottini,un sub dilettante romano che ha notato il braccio sinistro di una delle due statue che emergeva dalla sabbia del fondo marino, quindi, fatta la segnalazione alla Soprintendenza alle antichità della Calabria a Reggio, il nucleo sommozzatori dei Carabinieri si è subito attivato per tirar fuori dal fondale le due statue.

Tornando a parlare del mio giretto al museo… Finalmente, dopo aver visitato ogni ala e piano del Museo, ci mettiamo in fila per entrare nell’ultima sala, quella in cui si trova l’esposizione permanente dei Bronzi di Riace e i bronzi di Porticello con la testa di Basilea e la testa del Filosofo;

E’ permesso entrare nella sala soltanto ad un numero ristretto di persone per volta (se non ricordo male … Massimo un gruppo di 20 visitatori, per conservare il microclima della sala) e per permettere a tutti di entrare, la visita è limitata anche in termini di tempo (in pratica, vado a memoria, c’è una sosta di 20 minuti circa nella sala pre-filtro, durante i quali viene trasmesso un video che intrattiene i visitatori aggiornandoli sullo stato della ricerca sui Bronzi di Riace; poi un’altra sosta di circa 3 minuti nella Sala filtro; e, infine, la visita ai Bronzi che ha una durata massima 20 minuti).

Da quando è permesso scattare fotografie dentro i musei, tutti sono pronti col cellulare in mano per immortalare l’incontro coi Bronzi e io mi immagino già quante di queste foto finiranno tra qualche minuto su Instagram.

La porta si apre ed ecco che imponenti si manifestano davanti a noi queste due meravigliose opere d’arte. Il vocio dei visitatori che c’era prima, mentre aspettavo nell’anticamera, improvvisamente sparisce, ed per qualche minuto è solo stupore e ammirazione. Dinanzi ai Bronzi tutti restano in silenzio a contemplare la loro bellezza.

Nonostante li abbia visti tante volte anche io resto in silenzio… Ma devo completare il mio lavoro fotografico, devo scattare l’ultima foto… Tutti i visitatori sono lì, di fronte alle statue… Io mi sposto, mi posiziono dietro la prima statua e scatto …
Questa volta, per me, la vera opera d’arte è la GENTE…

All’interno del museo, oltre ai Bronzi e a tutti gli altri reperti archeologici è possibile ammirare anche la Testa del Filosofo, ritrovata a Porticello una località che si trova vicino a Reggio Calabria, che rappresenta un bellissimo esempio di ritrattistica greca; Testa di Apollo Aleo in marmo; le tavole bronzee, dell’archivio del tempio di Zeus di Locri Epizefiri; Collezioni di gioielli, di specchi in bronzo, e tanto altro.

Tra le tante sezioni presenti vi è una dedicata alla Numismatica, dove sono esposte le monete del mondo greco antico e una dedicata all’archeologia subacquea, dove si trovano tutti i reperti di provenienza subacquea.

Il museo di Reggio, oggi, è affiancato da tanti altri piccoli musei locali (a Crotone, a Locri, a Roccelletta di Borgia, a Sibari, a Vibo Valentia e a Lamezia Terme) allestiti grazie a nuovi ritrovamenti.

Informazioni per chiunque volesse visitare il museo:
Orario: Martedì-Domenica 9.00-20.00 – chiusura settimanale: Lunedì
Costo dei biglietti: 8,00 €; (6,00 € Mercoledì)

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Sono un avvocato ma anche appassionato di fotografia. Ho creato questo blog per condividere questa mia passione e spero, col tempo, di riuscire a pubblicare qualcosa di piacevole e originale.
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