Chi sono

 DIETRO LA REFLEX

io

Ci sono io… un avvocato con la passione per la fotografia. La sera, dopo una giornata di duro lavoro, tra codici e sentenze, mi piace sedermi davanti al computer e distrarmi con le foto che ho scattato durante la settimana.

Come tutti ho i miei generi fotografici preferiti ma in linea di principio non mi precludo nulla. Mi piace provare tecniche nuove, sperimentare e vivere la fotografia a 360 gradi e per questo cercherò di pubblicare nella mia “libreria fotografica” delle immagini molto diverse fra loro e con poche cose in comune.

Quando per amore del diritto iniziai a scrivere le pagine del mio primo blog non avrei mai immaginato che in poco tempo sarebbe diventato uno dei siti giuridici italiani più letto con milioni di visitatori ogni anno e molti collaboratori esterni, che inviano quotidianamente materiale giuridico da pubblicare. Oggi sento l’esigenza di “ricreare” uno spazio tutto mio, più personale, più intimo, in cui condividere con pochi le emozioni che provo quando esco di casa con la macchina fotografica per “catturare” un po’ del mondo che mi circonda. Grazie per l’attenzione che mi dedicate, buona luce a tutti

 Vi parlo un po’ di me …

iniziando da quando presi in mano la mia prima reflex analogica (una Fujica STX-1 del 1982). Amore a prima vista, una macchina fotografica fantastica che mi ha fatto scoprire il mondo della fotografia. Anche se ormai da diversi anni “riposa” immobile dentro la vetrinetta dei ricordi vintage, è stata una macchina che non scorderò mai.

Giusto per ricordarne le caratteristiche tecniche di questo modello :  – Obiettivo “X-FUJINON” con lunghezza focale di 50mm  – Diaframma a iride con valori di apertura da f/1.9 a f/16 – Distanza minima di messa a fuoco: 6STX-10 cm – Tempi di scatto da 1/2 sec. a 1/700 sec – Esposimetro con lettura di tipo TTL e sensibilità da 25 a 3.200 ISO – Slitta flash con contatto caldo – Autoscatto – Baionetta Fujica-X

Quante foto avrò fatto con quel 50 mm, non oso neppure immaginare. Vacanze, tramonti, compleanni, tutto finiva immortalato dentro chilometri di pellicola, tanto mio padre, anche lui appassionato di fotografia, aveva sempre con sè un paio di rullini Kodak da 24/36 pronti all’uso.

Con l’analogico non esisteva lo scatto facile, non si scattava con tanta facilità ma eri “costretto” a imparare perchè senza display (e gli automatismi delle modernissime digitali) se la foto veniva male te ne accorgevi soltanto dopo aver sviluppato il rullino e, a quei tempi, quando il numero di scatti era limitato, le foto non si sprecavano.

L’analogica l’abbandonai con l’arrivo delle digitali anche perché, per un certo periodo, ho preferito portare sempre con me le più semplici e comode compatte che trovavano sempre posto nella mia valigia e, anche se non era ancora il tempo dei selfie, si prestavano bene per gli autoscatti insieme agli amici.

canon_ixus750In quel periodo, cambiavo compatte come fossero usa e getta, sempre alla ricerca della novità, dell’ultimo modello… e tra le tante, una che usai per parecchio tempo e che mi piaceva davvero molto era la Canon Ixus 750 (2006). Mai uscire di casa senza quel piccolo gioiellino. La mettevi in tasca ed eri pronto a fotografare il mondo intero.

In realtà più usavo le piccole digitali e più mi allontanavo dalla “fotografia pura“. Se dopo parecchio tempo senza scattare ho ripreso in mano una reflex è stato soltanto grazie alle stelle.

L’ astrofotografia

Luna 30x45Dopo l’acquisto del mio primo telescopio (un semplice Sky-Watcher 130/650 DB AZ-S GOTO), che grazie alla sua portabilità (e soprattutto al suo motore elettronico che aiuta la ricerca di chi come me non è tanto pratico di stelle) mi ha permesso di guardare quanto di più bello si nasconde nel “vicino” cielo notturno, mi riprese la voglia di fotografare “seriamente” ciò che mi stava intorno. Osservare i pianeti, le nebulose e le stelle nelle buie notti d’estate mi spingeva nuovamente verso il mondo della fotografia. Volevo portare con me un po’ di quella “brillante” bellezza notturna e non potevo certamente farlo con una compatta. Ho capito quindi che mi mancava la fotografia (con la F maiuscola) e che dovevo subito riprendere in mano una reflex.

Non volendo essere precipitoso, come spesso mi capita, ho deciso di valutare bene l’acquisto del corpo macchina e, quindi, ho iniziato a provarne molti (Olympus, Pentax, Fuji), anche se in testa ero già convinto che alla fine la scelta sarebbe stata una buona reflex di casa Canon o Nikon, giusto per non starci sul serio a pensarci troppo.

Avevo avuto modo di provare ottime macchine sia Canon che Nikon (con lenti top) e avevo abbastanza dimestichezza con i menù di entrambi i marchi ma alla fine, forse perché mio padre era un vecchio nikonista, decisi di scegliere l’azienda giallo-nera e, fino ad oggi, dopo aver usato corpi che vanno dalla D3000 alla D810 (e purtroppo senza ricevere mai un regalo da parte di Nikon) non me ne sono ancora pentito.

Essendo un amante della tecnologia non mi sono certo fatto mancare action cam e mirror less ma non ho mai pensato di abbandonare il mondo delle reflex né quello del pieno formato.

1000-Nikon-D750-DSLR-4_1411648741A dire il vero, diversamente dalla lenti, ho sempre dato poca importanza alla macchina fotografica poiché riconosco alla stessa soltanto un ruolo “marginale” nella fotografia,  è solo il mezzo per ottenere la foto che hai in mente nulla di più. La sola cosa che conta, scegliendo il corpo macchina, è quello “vedersela” bene in mano, trovare il giusto feeling, essere in sintonia, altrimenti anche se usiamo la reflex più performante al mondo, non riusciremo mai a ricavarne niente di buono.

Fujifilm-XT2-front-slantAttualmente, come corpo principale, utilizzo una fantastica Nikon D750. Il feeling è scattato subito. L’ho preferita alla D800E proprio perchè non appena l’ho presa in mano ho capito che era fatta su misura per me e la presi anche se non conoscevo bene quali fossero i suoi punti di forza. Non avrei potuto scegliere corpo macchina migliore.

Come secondo corpo, invece, attualmente uso una Fujifilm X-T2 e anche con questa macchina la scintilla è scattata subito. L’ammiraglia della Fuji mi ha conquistato a poco a poco. Mi ha sedotto con l’inganno perchè proprio mentre mi trovavo dal mio rivenditore di fiducia (Cinesud di Montepaone – CZ dal mio amico Franco) per acquistare un obiettivo, ho avuto modo di provare la X-T1. Me ne sono innamorato ma ho resistito. Dopo qualche mese, ritornato al negozio per altri acquisti sul bancone c’era proprio la X-T2 che mi aspettava. Senza pensarci due volte, ho deciso di portarla a casa con me. Mi farà compagnia in quei giorni che mi dedicherò alla Street Photography.

Ritratti, Paesaggi e Tramonti

80sono stati il mio primissimo approccio con la fotografia e proprio grazie a questi primi “semplici” scatti ho iniziato a capire quanto può essere bella e creativa questa forma d’arte e quanto può essere gratificante per il fotografo portare a casa lo scatto desiderato.

Per me fotografare significa esprimersi, raccontare qualcosa, rappresentare la propria arte. Una forma di espressione che coinvolge prima di tutto chi scatta.

Dietro ogni fotografia c’è sempre un pensiero, una preparazione, una sensazione che colpisce il fotografo che per mezzo della sua fedele macchina fotografica da vita a qualcosa che un attimo prima era solo un’immagine intrappolata nella sua mente.

Molti paragonano la fotografia alla pittura, a me piace invece accostare la fotografia alla cucina. Io credo che comporre una foto sia come seguire le varie fasi di una ricetta. Con l’impegno si può sicuramente preparare un piatto prelibato ma per rendere quel piatto unico, ci vuole qualcosa di più… il tocco magico dello chefche è ciò che alla fine farà la differenza.

Per la fotografia è lo stesso, si può scattare e fare belle foto ma solo un vero appassionato di fotografia potrà rendere lo scatto unico, perché diversamente dagli altri, quando scatta ci mette il cuore. Per dirla con le parole di Robert Heinecken “c‘è una grande differenza tra lo scattare una foto e fare una fotografia“.

10Come per tutte le cose, anche la fotografia richiede molto studio e continua pratica, ecco perché non ho mai smesso di farlo. Non credo realmente che la tecnica sia qualcosa di fondamentale ma sicuramente aiuta. Guardando le foto dei grandi fotografi, difficilmente si trovano immagini tecnicamente perfette eppure, nonostante ciò sono bellissime. Lo scatto deve prima di tutto trasmettere emozioni se poi è anche tecnicamente buono, ancora meglio. In parole povere, bisogna conoscere la tecnica ma si deve scattare col cuore.

La teoria è utile sì ma è poi la pratica che ti aiuta a migliorare molto il tuo stile. A me sono tornati utili quegli anni in cui scattavo foto a parenti ed amici, a paesaggi di montagna ricoperti di bianche nuvole oppure ai caldi tramonti di una spiaggia deserta.

Come molti, anche io da buon amatore, mi sono “fatto le ossa” in questo modo, e continuo ancora a farlo. Forse perché vivo vicino alla spiaggia, forse perché amo i tramonti e i suoi colori o forse sarà soltanto il piacere di respirare anche d’inverno il profumo del mare ma, ancora oggi, non perdo mai l’occasione di fotografare il sole che si sveglia o che va a dormire nelle cd. “ore dell’oro“.

Molti fotografi di street considerano le foto paesaggistiche delle “foto inutili”, io non sono d’accordo perchè credo che anche un bel paesaggio puo’ trasmettere qualcosa se solo si è predisposti a guardare oltre lo scatto, così come avviene per i fotoreportage.

Ogni foto può comunicare qualcosa, non necessariamente abbiamo bisogno di fotografare un volto umano per esprime i nostri pensieri.

Dico queste cose in tutta onestà e non perchè preferisco un genere piuttosto che un altro. Anzi, se vogliamo dirla tutta, personalmente non mi stancherei mai di fotografare bambini e anziani, per me i ritratti più belli non hanno occhi tirati in su fino all’estremo e labbra a canotto ma sono dei volti lisci e/o ruvidi naturalmente. Non c’è nulla di più bello del delicato viso di un bambino o delle profonde rughe di una nonna.

Certo, fotografando le persone riusciamo forse a comunicare meglio i nostri pensieri ma il mondo della fotografia è un libro aperto e ogni cosa può aiutarci a riempire gli spazi vuoti.

Studiare le diverse tecniche fotografiche non annoia perché subito puoi sperimentarne i risultati e così, scatto dopo scatto, scopri che un ritratto può essere reso molto più interessante se l’inquadratura viene effettuata da un’angolazione insolita e che non è solo questione di esporre bene un soggetto perché basta un diverso gioco di luci ed ombre per rendere la foto ancora più attraente.

Lo stesso avviene quando si fotografa un paesaggio. Ho sempre cercato un punto di vista diverso rispetto a quello “comune” perchè credo che la fotografia sia soprattutto istinto e continua ricerca di qualcosa di nuovo. In pratica e per farla breve, sono una persona che non scatterebbe mai la classica “foto cartolina” così come nella ritrattistica non fotograferei mai il festeggiato che soffia le candeline piazzandomi di fronte a lui, piuttosto, lo fotograferei dall’alto, magari salendo coi piedi sul tavolo.

Seta a Santa MariaL’importanza di una foto

Quando mi capita di trovarmi insieme a degli amici lungo dei sentieri di montagna penso sempre che, una volta in vetta, contrariamente agli altri che non si portano la macchina fotografica dietro e che possono soltanto limitarsi ad ammirare in quel preciso momento la bellezza del paesaggio, io (che non lascio mai la macchina fotografica a casa, posso invece portare un “pezzo” di quella bellezza con me, immortalando dentro una foto quel meraviglioso “quadro“, frutto del duro lavoro di Dio e condividendo quel momento con gli altri.

Pensieri come questo mi fanno amare la fotografia paesaggistica che, tra le altre cose, nel tempo, mi ha dato anche la possibilità di conoscere molta gente che condivide la mia stessa passione e, in particolare mi riferisco ai cd. “cacciatori fotografici“, gente “armata” di reflex e di enormi teleobiettivi che, nascosti per ore ed ore in silenzio dentro piccolissimi capanni, sono pronti a “sparare” uno scatto agli uccelli e agli altri animali selvatici che si avvicinano alla loro postazione.

Cacciatori” senza fucile, con tanta passione per la fotografia e tanto amore per la natura.

Anche io amo gli animali e non potevo perdere l’occasione di imparare qualcosa su questo interessante genere fotografico

Avifauna e animali

Fotografare un martin pescatore non è la stessa cosa che fotografare il gatto o il cagnolino di casa. Un animale selvatico non si avvicina mai all’uomo e, quindi, diventa estremamente difficoltoso fotografarlo.

Ricordiamoci poi che, anche quando l’animale si avvicina, non è mica facile ottenere lo scatto desiderato. Stiamo parlando di animali nel loro ambiente naturale e non di persone, che prima dello scatto si mettono in posa e magari sorridono.

Fare questo tipo di fotografia è molto difficile ma la soddisfazione di portare a casa uno scatto ben fatto è grandissima.

Ricordo quando fotografai il mio primo animale selvatico (una volpe), che bellezza. Un vero colpo di fortuna perchè non avevo con me l’attrezzatura idonea per fotografare e allo stesso tempo non volevo perdere l’occasione di immortalare un animale tanto furbo quanto schivo come quello.

Presi la compatta che avevo in macchina (pensate un po’) e iniziai a scattare e qualcosa riuscì anche a prendere ma purtroppo, gli errori di gioventù si pagano a caro prezzo e, poco tempo dopo imparai a mie spese che le fotografie vanno salvate non sul Pc ma   su due HDD esterni da tenere rigorosamente in posti differenti. Consiglio comprate due HDD capienti, saranno soldi ben spesi.

La natura ti apre le porte di un altro mondo, quello della

Macrofotografia

Fotografare insetti, fiori e piccoli rettili è qualcosa di fantastico. Un universo parallelo di bellissimi “mostri” dotati di ali e tanti occhi. Ragni, cavallette, api, mosche, farfalle, cicale, sono soltanto una piccolissima parte di ciò che regala la macrofotografia.

Poter osservare da vicino queste “bestioline” è una sensazione bellissima ecco perchè consiglio a tutti i giovani amatori di cimentarsi in questo genere fotografico e lasciarsi tranquillamente conquistare dal suo fascino.

E’ un genere fotografico particolare, non è per tutti. Molti fotografi non lo digeriscono proprio. Ci vuole molta pazienza, a volte per uno scatto possono passare ore, giorni, settimane perchè non sempre si riesce a trovare i “modelli” nè, una volta trovati, è facile fotografarli. L’attesa però sarà ripagata con gli interessi, ve lo assicuro.

Parlando dei vari generi fotografici non posso fare a meno di scrivere due righe sulla

Street-photography 

23472815440_e2a679d787_oLa cosa che mi piace di più quando vado in giro per le viuzze dei tanti borghi antichi italiani è “rubare” i sorrisi e gli sguardi delle persone che quotidianamente si incontrano per strada.

La fotografia di strada, più di ogni altro genere fotografico, è qualcosa che va oltre la foto.

Chi scatta vuole raccontare qualcosa che sta accadendo davanti ai propri occhi. Vuole raccontare una storia anzi l’intera vita dei soggetti fotografati.

E’ bellissimo riprendere i soggetti in situazioni reali e spontanee evidenziando artisticamente alcuni aspetti della società contemporanea oltre che il territorio in cui si trovano.

Credo sia il genere fotografico più coinvolgente per il fotografo, che diventa possibile soltanto quando si ha la fortuna di trovare il giusto feeling con l’attrezzatura e si ha piena padronanza del corpo macchina, considerandolo come se fosse un prolungamento di se stesso. Le fotografie di strada, infatti, si scattano (quasi sempre) “al volo“, in una frazione di secondo e nelle posizioni più scomode, difficilmente si ha il tempo di impostare al meglio tutti i valori della macchina fotografica. Bisogna agire d’anticipo, prevedere l’azione e, cosa che non guasta mai, avere anche un po’ di fortuna o di “faccia tosta“.

Un genere fotografico, invece, che fino a qualche anno fa non mi aveva mai coinvolto era quello

Sportivo e di eventi

4Grazie a degli amici (La compagnia dei talenti, l’associazione SudTrek, il portale GioiaSport e tanti altri) ho partecipato a degli eventi. Spinto dalla curiosità di cimentarmi in un genere a me del tutto sconosciuto ho dedicato parte delle mie vacanze estive a fotografare attori, cantanti, ballerine, ciclisti, calciatori, etc.

Non voglio fare l’ipocrita e quindi dico subito che fotografare (per bene) persone mentre recitano (magari in teatri bui) oppure mentre fanno sport (quindi si muovono veloci e in maniera imprevedibile) richiede particolari tecniche di scatto oltre ad una buona attrezzatura. Ho provato, senza pretese, e mi è piaciuto tantissimo.

Sicuramente non sarà il mio genere preferito ma ho rivalutato molto questo tipo di fotografia che  mi ha entusiasmato e che di sicuro, anche se non in maniera continua, continuerò a fare nel futuro.

9Insieme ad alcune associazioni di volontariato ho anche potuto vivere l’emozione di fotografare atleti (e non solo) diversamente abili e rendermi conto in prima persona quanto sia vero che “la disabilità non è una barriera”.

Ero consapevole della difficoltà che avrei avuto nello scegliere le foto da consegnare agli organizzatori degli eventi anche perchè alcuni amici fotografi professionisti mi avevano raccontato la loro esperienza e le motivazioni che li hanno portati a scegliere di non fare questo genere di fotografie. Ciò provato lo stesso e scegliere le foto non è mai stato così facile. Non riuscivo a scartarne nessuna. Erano una più bella dell’altra. Rappresentare la gioia e altre forti emozioni invece che l’evidente sofferenza è meraviglioso.

Lo scatto diventa qualcosa di più che una semplice foto, è veramente un mezzo capace di rompere le “barriere” e far vedere che la Bellezza di ogni uomo non sempre è visibile agli occhi.

Con alcuni amici sentivamo l’esigenza di trasmettere la passione ai più giovani. Abbiamo deciso di creare un’associazione, un piccolo club fotografico che in poco tempo ci ha regalato molte soddisfazioni, in primis quella di far capire ai ragazzi che la fotografia è arte e non solo selfie.

I fotoamatorigioiesi

ovvero gente allegra con la reflex in mano. Persone splendide con cui condivido bellissimi momenti fotografici. Abbiamo preso l’impegno di visitare la Calabria e di fotografare gli scorci più interessanti, le persone e tutto cio’ che caratterizza questa terra. Ogni sabato pomeriggio (ma anche qualche domenica) andiamo a conoscere un posto nuovo scatto dopo  scatto.

cartellone-mostra

Abbiamo fatto le nostre prime mostre fotografiche, organizzato corsi di fotografia gratuiti o accessibili a tutti, molti workshop e incontri per migliorare la nostra tecnica ma anche per promuovere nel territorio la cultura fotografica. Ognuno porta la propria esperienza e la mette a disposizione degli altri e insieme stiamo facendo grandi cose.

Per concludere questa pagina, volevo parlare di qualcosa che, fotograficamente parlando, mi sta molto a cuore, la passione per le  linee e le curve.

Il fotografo guarda le cose con occhi diversi dagli altri e, c’è poco da fare, quale che sia il genere fotografico preferito, non può fare a meno di osservare le cose prendendo in considerazione linee e curve che prepotentemente caratterizzeranno l’immagine e, soprattutto, guideranno l’attenzione dell’osservatore.

Bisogna giocare con le linee e con le curve e, a poco a poco, imparare a dominarle.

… la fotografia di architettura 

ci aiuta. Allena il nostro sguardo giornalmente perché, osservando edifici, ponti e strade, gli occhi vanno oltre il “tridimensionale” e ogni cosa viene scomposta in parallele, oblique, diagonali e altri disegni geometrici.

2La linea dell’orizzonte diventa una retta da posizionare in un posto specifico dell’immagine, e così anche gli alberi, le persone, le nuvole etc.

Le linee catturano la nostra attenzione e un semplice muro di mattoni, se fotografato nel modo giusto, potrebbe diventare più interessante di quanto immaginate.

Questo genere fotografico, a chi non lo pratica per lavoro ma solo per passione, come per la macro, se fatto bene, puo’ dare delle grandi soddisfazioni.

Tutti gli oggetti che ci circondano, alla fine, non sono altro che ripetizioni più o meno precise di figure geometriche.

Consiglio a tutti di provare almeno per una volta a fare qualche scatto del genere. Se vi trovate in tasca una macchina fotografica e state salendo delle scale, raggiunto l’ultimo piano, fermatevi a scattare una foto inquadrando verso il basso le scale che avete appena percorso.Vi assicuro che l’effetto finale vi farà dimenticare la stanchezza della salita.

 

Potrei parlare ancora molto della fotografia … ma per stasera basta così.

 

instagram_peppe.tripodi twitter facebook Flickr_logo 500px_logo_detail YouTube-logo-full_color_canale_giuseppe_tripodi

LandscapeLandscape

 

PortraitPortrait

 

StreetStreet

 

AnimalAnimal