Castello Murat

Castello Aragonese di Pizzo Calabro

I castelli nascondono sempre un po’ di mistero, forse per il fatto che la storia che si portano dietro è sempre contornata da circostanze non sempre molto chiare o documentate, un misto di leggenda e realtà che donano quel fascino in più alla bellezza architettonica della costruzione.

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Eretto nella seconda metà del XV secolo da Ferdinando I d’Aragona, il castello di Pizzo ha due torrioni cilindrici angolari, dei quali la torre grande, detta torre mastra, è di origine angioina (1380 circa).

Danneggiato dal terremoto del 1783, che distrusse le camere superiori, queste furono riedificate nel 1790 a cura e spese dell’Amministrazione Ducale.

Il Castello Aragonese di Pizzo Calabro di storia ne ha tanta da raccontare e, anche se ha perso l’originario ponte levatoio da cui un tempo si accedeva (oggi sostituito da un più pratico piano di calpestio in muratura) la sua struttura perfettamente conservata riporta l’immaginazione dei visitatori verso un tempo passato, dove non erano le macchine a farla da padrone per la sottostante strada che conduce fino al mare ma i cavalli e le carrozze che veloci si muovevano per le campagne del promontorio calabrese.

Il momento storico di maggior interesse del castello è senza dubbio quello in cui vi soggiornò il generale francese Gioachino Murat, re di Napoli e  cognato di Napoleone, fucilato proprio all’interno del castello, dopo un periodo di prigionia.

Gioacchino Murat, in un estremo tentativo di riconquistare il regno di Napoli, sbarcò alla marina di Pizzo domenica 8 ottobre 1815, tentando di far sollevare la popolazione contro Ferdinando IV di Borbone.

C’è chi dice che volesse sbarcare a Salerno ma fu spinto da una tempesta fino a Pizzo Calabro altri invece sostengono che fu attirato a sbarcare sulle coste calabresi con l’inganno, poiché gli avevano prospettato l’aiuto delle popolazioni calabresi e, dunque, si aspettava di essere osannato quale generale liberatore dai borboni, ma, quale che sia stato il motivo reale, l’esito non fu quello sperato, il tentativo non riuscì.

Gioacchino e il suo piccolo esercito furono sopraffatti e imprigionati all’interno delle mura del castello e, dopo un processo sommario, la Commissione Militare disposta dal Governo Borbonico li condannò a morte per fucilazione (che avvenne 5 giorni dopo precisamente 13 ottobre del 1815).

In sua memoria, all’ingresso del maniero vi è stata posta una lapide che ne ricorda la storia e, anche all’interno del Palazzo, non mancano riferimenti al generale francese.

Il Castello, passato al demanio, venne ceduto nel 1884 al Comune di Pizzo e con Decreto del 3 giugno 1892 fu dichiarato “Monumento Nazionale”.

Oggi, al suo interno sono stati sistemati dei manichini a grandezza naturale in abiti d’epoca. Particolarmente suggestiva è la cella in cui venne rinchiuso Murat in cui vi è solo una piccola sediolina e una finestra da cui si intravede il mare.

Occasionalmente, il castello è sede di mostre pittoriche e manifestazioni, ma anche di rievocazioni storiche dell’eccidio di Murat.

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Sono un avvocato ma anche appassionato di fotografia. Ho creato questo blog per condividere questa mia passione e spero, col tempo, di riuscire a pubblicare qualcosa di piacevole e originale.
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