Badolato …

… accoglienza e solidarietà

Di recente, approfittando di un evento organizzato da Yallers Calabria, un’attivissima associazione che si occupa di valorizzare il territorio, ho  dedicato un’uscita fotografica al piccolo borgo medievale di Badolato.

Insieme a un bel gruppo di fotoamaotori, ci siamo svegliati di primo mattino per raggiungere l’altra parte della costa, quella ionica, direzione Badolato.

La costa ionica – lo sappiamo – è un vero paradiso, ma spesso è poco conosciuta anche dai calabresi che di questa parte di Calabria conoscono bene e apprezzano soltanto il mare cristallino e le spiagge infinite e deserte.

Errori che capitano spesso. Dovremmo iniziare ad avventurarci dentro i paesini che si trovano nell’entroterra, per scoprire le tante perle di rara bellezza che ci riserva la nostra Terra.

Badolato è un paese molto piccolo, pieno di tanta brava gente, simpatica e disponibile. Ad ogni angolo c’era sempre qualcuno pronto a raccontarci qualcosa del luogo, le sue vicende storiche, le vecchie leggende che si tramandano di padre in figlio ma anche vicende più recenti riguardanti gli abitanti del paese.

Sotto un sole cocente e un limpido cielo, ci siamo messi in marcia con le nostre macchine fotografiche per raccontare un po’ la vita di questo piccolo centro.

La cosa che mi ha colpito di più è stata la voglia di “ricostruire” nel senso che anche in questo luogo si è capito finalmente che i borghi vanno valorizzati e non abbandonati.

Nel corso della storia di Badolato non possiamo certo dire che il suo territorio sia stato risparmiato dai violenti fenomeni naturali quali terremoti e alluvioni ma gli abitanti si stanno impegnando per ricostruire ogni singolo palazzo e riportare il borgo alla sua bellezza originaria.

Purtroppo, in alcune zone non è più visibile la “medievalità” del borgo poiché molte abitazioni in passato sono state ricostruite in maniera visibilmente “moderna” e ciò non è proprio bellissimo da vedere.

Davvero impressionante è la vista sulle verdi colline calabresi, sembra di stare al centro di un meraviglioso parco, dove gli animali sono liberi di muoversi in lungo e in largo e la presenza dell’uomo è tutt’oggi ancora poco percepibile.

Anche le “casette per i maiali” che si intravedono tra gli alberi guardando verso il basso da un qualsiasi affaccio, rappresentano la vitalità di una Calabria antica, saldamente legata alle tradizioni.

Luoghi d’interesse del borgo:

  • Chiesa dell’Immacolata
  • Chiesa del convento di san Domenico
  • Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria
  • Chiesa dell’Annunziata
  • Chiesa della Provvidenza
  • Chiesa Ss.mo Salvatore
  • Chiesa del Carmine
  • Chiesa di Santa Maria in crignetto
  • Chiesa di San Nicola Vescovo
  • Chiesa di San Rocco
  • Chiesa di Santa Maria degli Angeli
  • Chiesa di Santa Maria della Sanità
  • Chiesa dei Santi Angeli Custodi
  • Chiesa di San Leonardo

La Chiesa dell’Immacolata è davvero un luogo che vi consiglio di visitare. Per raggiungerla dal centro del paese si deve scendere percorrendo le stradine caratteristiche del borgo. Una lunga scalinata porta fino all’ingresso della chiesetta che si trova proprio al centro di un verde piazzale da cui è possibile affacciarsi ed ammirare la bellezza della marina di Badolato e della costa ionica.

Di notevole bellezza anche il Convento di Santa Maria degli Angeli, che si trova fuori dal paese e da cui è possibile ammirare una splendida cartolina del borgo (la prima foto in alto è stata scattata proprio lungo la strada che porta al convento).

Oggi al Convento c’è la COMUNITA’ DI “MONDO X” : “Una comunità di ragazzi con problemi vari alle spalle, spesso di tossicodipendenza, che popolarono l’area attigua il bellissimo Convento degli Angeli. La vicenda, di primo acchito, presentò non pochi problemi, tra i timori di parte della popolazione, la sistemazione dei ragazzi, problemi burocratici vari, precarietà di una sistemazione occupata di fatto ma fatiscente. Il tempo ha dato ragione ai ragazzi ed a chi ha creduto in loro. Oggi i due bellissimi chiostri, i giardini e gli alloggi, sono stati completamente recuperati. Conquista ed affascina la tenacia e la mitezza di questi ragazzi, oggi ritenuti i veri angeli di quel Convento anch’esso ricco di tesori e fascino come il crocefisso ligneo settecentesco ed un ricco pergamo pensile dello stesso periodo. Molti turisti, dalla regione e non, fanno della visita al Convento recuperato una tappa fissa, accolti dai ragazzi che con una guida mostrano i frutti del loro lavoro quotidiano, nei campi da coltivare come nell’artigianato, all’interno della struttura splendidamente rinnovata che li ospita. La chiesa non è ancora stata ristrutturata ma presenta comunque elementi di assoluto pregio ed unicità. Le regole di vita della Comunità sono rigide ma l’accesso dei visitatori all’area è generalmente consentito senza particolari problemi” ( tratto dal sito del Comune di Badolato).

Badolato è un paese che accoglie tutti, indistintamente, non esiste religione, pensiero, cultura, nazionalità che possa che possa impedire l’integrazione tra i popoli. Questo pensiero è stato sposato dai cittadini di Badolato che, nel corso degli anni, proprio in tema di accoglienza, hanno portato avanti diversi progetti di solidarietà.

Si legge sul sito del Comune di Badolato “Tutto comincia una domenica di mezza estate, il 24 agosto 1997, circa 460 immigrati asiatici sbarcano sulla costa di Badolato, un paese della costiera jonica catanzarese. Tra loro ci sono 266 kurdi, provenienti dalla Turchia e dall’Iraq. I giornali gridano all’invasione. La questura si allarma, dal Viminale arrivano precise indicazioni: non accogliere eventuali richieste d’asilo, procedere rapidamente con le espulsioni.Già tre mesi prima, circa 200 kurdi sbarcarono a Guardavalle, sempre sulla jonica catanzarese, trenta di loro chiesero asilo politico al governo italiano dichiarandosi perseguitati in fuga. Tutte le domande furono respinte. I “clandestini” di Badolato (oltre ai kurdi c’erano pakistani e cingalesi) sembrano suscitare allarme più sulle colonne dei grandi quotidiani, nei salotti televisivi e nelle sedi dei partiti che nella popolazione. A Badolato, in una zona dove certo i problemi non mancano, parte invece una vera e propria gara di solidarietà. E’ l’ arrivo della nave Ararat, che trasportava in condizioni disumane 836 persone è del 26 dicembre del 1997 a dare una svolta decisiva. Questa volta i profughi maschi furono provvisoriamente alloggiati nella scuola media di Badolato Superiore e le donne con i bambini in un campo della vicina cittadina di Soverato.e Gagliato.Come era accaduto in occasione del primo sbarco ci furono esemplari manifestazioni di solidarietà da parte dei badolatesi. Probabilmente perché è gente che ha saputo riconoscersi perché ha subìto il dramma dell’emigrazione ed ha rivisto amplificato negli occhi di questi esuli il dolore di se stessi e dei propri parenti, oppure forse per un senso radicato di ospitalità ereditato dalla cultura greca, o, più semplicemente, per “nuda” umanità. Ma questa volta il piccolo borgo fece ulteriori passi nell’applicare il suo spirito di solidarietà. Il gesto più importante simbolicamente di questa vicenda risale al 31 dicembre, pochi giorni dopo lo sbarco, quando i badolatesi offrirono ai kurdi, che professano la religione musulmana, il Monastero, una delle chiese più importanti del paese, affinché potessero festeggiare l’inizio del nuovo anno (Newroz). Subito dopo la prima accoglienza, è nato il progetto pilota del Comune di Badolato con il CIR per dare dignità e riunire le famiglie che erano state separate al momento dello sbarco. Viene stanziato un finanziamento di 1 miliardo e mezzo delle vecchie lire grazie al quale il comune doveva acquistare 20 alloggi da ristrutturare e dare agli immigrati. E in quell’occasione che il CIR apre la sua sede a Badolato L’allora Sindaco, Gerardo Mannello, e il Consiglio Comunale decisero di chiedere ai cittadini badolatesi la disponibilità delle case abbandonate del borgo per ospitarvi le famiglie kurde. Vennero consegnate ottanta chiavi. Tredici famiglie kurde scelsero di restare. Il Ministero degli Affari Sociali finanziò le minime ristrutturazioni delle abitazioni e, inizialmente, l’acquisto dei beni di prima necessità. Così iniziò la convivenza fra italiani e rifugiati ( kurdi e non solo) in un piccolo paese, che da allora viene chiamato scherzosamente Kurdolato. Da allora si è istaurata una convivenza pacifica di scambio e di rispetto reciproci. I bambini kurdi sono andati a scuola, hanno imparato prestissimo l’italiano, hanno legato con i propri coetanei ed eletto proprie “nonne” alcune anziane del paese. Ma anche tra gli adulti c’é stato un grosso sforzo di comunicazione che ha portato alla nascita di una specie di lingua franca. Oggi , ai curdi si sono aggiunti anche bambini delle famiglie etiopi con asilo umanitario che frequentano le scuole dell’obbligo elementari e medie. Alcuni kurdi cominciarono, all’epoca, a lavorare nell’agricoltura e nell’edilizia. Inoltre, l’amministrazione locale promosse, alcune iniziative comuni: l’apertura di un ristorante e quella di un negozio di ceramiche a produzione artigianale. Alcune ceramiche furono acquistate dal Comune stesso e utilizzate per segnalare i nomi delle vie e dei numeri civici del borgo. L’amministrazione locale di Badolato penso allora di creare dei nuovi sbocchi lavorativi con un progetto di ristrutturazione delle case abbandonate del borgo a scopi turistici..L’idea era quella di trasformare Badolato Superiore in una specie di villaggio turistico, di “paese albergo” interculturale. Il progetto non era peregrino, ma nasceva dalla considerazione che, negli ultimi anni, alcune case del borgo erano state acquistate e ristrutturate da turisti svizzeri e tedeschi, che vi trascorrevano e vi trascorrono l’estate. Il progetto fu approvato nel febbraio del 1998 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che stanziò un miliardo e mezzo di lire per la sua realizzazione“.

PROGETTO DI ACCOGLIENZA A BADOLATO OGGIAttualmente vivono a Badolato circa 40 rifugiati. 26 persone inserite nel progetto PNA e ospitate nelle 7 case restaurate e già state consegnate al CIR e ospitano famiglie di rifugiati.. Molti sono Etiopi. Ma anche kurdi, congolesi, armeni ed eritrei. Oggi a Badolato superiore vivono circa 40 rifugiati su una popolazione di 500 persone. Bambini kurdi, etiopi ed eritrei ( asilo umanitario) frequentano la scuola del paese. Gli uomini adulti lavorano nell’agricoltura e studiano la lingua con i corsi serali. Dopo i 400 rifugiati accolti nel 97, Badolato ha accolto e assistito una media di circa 100 persone l’anno. Attività lavorative dei rifugiati che si sono stabiliti a Badolato dopo la fine del PNA Una famiglia curda ( 7 persone) ha aperto un negozio di alimentari a Badolato Marina dove vende sia prodotti italiani che curdi e turchi. Altri lavorano nell’agricoltura. Sviluppo economico di Badolato L’improvvisa visibilità di questo paesino dimenticato in una natura incontaminata, di rara bellezza e un con clima estremamente mite ha spinto molti ( italiani, inglesi, tedeschi, francesi) a comprare una casa nel vecchio borgo per passarvi le vacanze o come alcuni viverci la propria pensione. I Bed and Breakfast nel Borgo antico sono 14. Oggi Badolato nonostante le difficoltà legislative e i ritardi burocratici, continua ad essere il punto di riferimento per i kurdi in Calabria e per tutti rifugiati che arrivano qui, siano essi etiopi, somali o provenienti da altre zone dove le loro vite erano in pericolo. A distanza di 8 anni l’esperienza di accoglienza, di solidarietà e di integrazione realizzata dal Comune di Badolato insieme al CIR rimane un esperienza unica al mondo, un modello di accoglienza umana e di convivenza possibile.. La speranza, la volontà, non è solo è quella che si continui a lavorare per offrire una nuova prospettiva di vita ai rifugiati a Badolato e, in questo modo al borgo stesso, ma è sopratutto che altri borghi, altri comuni, altre comunità, più o meno grandi più o meno “dimenticati”, si rendano disponibili ad applicare “il modello Badolato” alle proprie comunità, dimostrandosi solidali verso chi non ha più una casa nel proprio paese, né vi ha più le condizioni per la semplice sopravvivenza, e ridando, allo stesso tempo, slancio, vita e linfa ( molti rifugiati sono giovani, donne, bambini..) a piccoli ed antichi comuni che rischiano di scomparire” (dal sito del Comune di Badolato).

Grazie ai miei cari amici

 fotoamatori gioiesi per accompagnarmi in tutte le escursioni e ad Anna per le bellissime iniziative che organizza.

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Sono un avvocato ma anche appassionato di fotografia. Ho creato questo blog per condividere questa mia passione e spero, col tempo, di riuscire a pubblicare qualcosa di piacevole e originale.
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